Don Luigi Bosio
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Omelia nella Santa Messa in conclusione del processo canonico diocesano (29.01.12)

 

Domenica 29 gennaio 2012 tanti fedeli legati a monsignor Luigi Bosio (1909-1994) si sono ritrovati in Cattedrale per la concelebrazione eucaristica nel 18° anniversario della sua scomparsa e a conclusione della fase diocesana del processo di beatificazione e canonizzazione avviato tre anni fa.

Il Vescovo di Verona, monsignor Giuseppe Zenti, anch'egli figlio spirituale di questo sacerdote, nel presiedere l'Eucarestia indossava la casula verde appartenuta a don Luigi. Erano presenti il delegato episcopale monsignor Tiziano Bonomi che ha presieduto le sedute del tribunale, e il postulatore della causa, il francescano padre Vittorio Bellè. Questi, al termine della Messa, ha ricevuto l'incarico di portare a Roma alla Congregazione delle cause dei santi le quattro scatole sigillate contenenti i verbali delle deposizioni dei testi che hanno conosciuto il Servo di Dio.

Pubblichiamo ampi stralci dell'omelia del Vescovo.

 

OMELIA

del vescovo mons. Giuseppe Zenti

Cattedrale di Verona, 29 gennaio 2012

 

Stiamo celebrando la divina Liturgia eucaristica, nella quale mons. Luigi Bosio riconosceva un preludio e un lembo di paradiso. Delle tre letture bibliche, appena proclamate, raccogliamo per così dire il distillato, intravedendo sul loro orizzonte la figura di don Luigi come in controluce. Accennerò a quattro aspetti.

Don Luigi profeta di Dio

Il testo del libro del Deuteronomio così si esprime: "Mosè parlò al popolo dicendo: «Il Signore, tuo Dio, susciterà per te, in mezzo a te, tra i tuoi fratelli, un profeta pari a me»" (Dt 18,15).

Senza forzature compiute su un testo venato di messianismo, sia consentito almeno evidenziare quel "Susciterà per te un profeta" applicandolo a don Luigi. Chi ha avuto la provvidenziale sorte di beneficiare del suo ministero di presbitero non esita a riconoscere in lui un profeta di Dio. Singolare e inconfondibile. Ritroviamo i suoi pensieri, veri filoni d'oro, soprattutto nei bollettini parrocchiali, raccolti in ampi stralci nel volume a cura di Francesco Vecchiato, Don Luigi Bosio a Belfiore d'Adige, una autentica miniera […]. E quali tesori spirituali ha lasciato in eredità ai vari monasteri! E le sue omelie! Preparate con accuratezza fin dall'inizio della settimana, perché fossero come lui voleva: biblico-liturgiche, succose, vibranti, contemplative, concrete, brevi. Offerte da una tenerissima paternità materna. Mai con il tono dell'imposizione coercitiva, di cui don Luigi era allergico, ma con la soavità di chi bussa sommessamente alla porta della mente e del cuore. Nemico del verbalismo, mirava a trasmettere la Parola, il Verbo di Dio, per dirla con S. Agostino di cui don Luigi era un affascinato cultore e un singolare intenditore: non verba sed Verbum! Per questo, le sue parole, scarne per non soverchiare il Verbo di Dio, e dense della densità del Verbo, germinavano dalle profondità di quel silenzio interiore, tutto riempito di Amore, e perciò tutto Parola, Parola di Amore, che era il suo habitat più congeniale. Si capisce allora anche la sua assoluta fedeltà al Magistero che gli consentiva di sentirsi sintonizzato con il Verbum accolto in sé e annunciato agli altri.

Don Luigi consacrato a Dio nella verginità

 Il testo della prima lettera ai Corinti ha messo in risalto il valore del carisma, fecondissimo per la vitalità della Chiesa, della verginità per il Regno. La verginità fondamentalmente è una chiamata di Dio a vivere nella sponsalità con Lui, cioè ad essere interamente suoi, senza distrazioni; preoccupati esclusivamente di ciò che Lo riguarda. Vivendo in Lui. Trasparenza di Lui. Ancora una volta il nostro pensiero corre con immediatezza a don Luigi. Tutto di Dio. Consacrato a Lui. Vissuto per Lui. Con un animo libero da zavorre terrene e da cianfrusaglie di interessi che non siano quelli di Dio; un animo luminosissimo, di cui il sorriso, delicatissimo e affascinante, era un segnale, mentre attraverso la limpidezza dei suoi begli occhi scuri traluceva il suo mondo interiore immerso familiarmente nel mistero di Dio. Da mistico. Fin sul letto di morte: «Non turbate la quiete del mio silenzio!». Forse proprio questa connaturale immersione nell'immensità silenziosa del mistero di Dio gli consentiva anche un più facile discernimento degli spiriti, mediante il quale si immedesimava in ogni situazione. Ci scrutava dentro! Ci vedeva nel cuore!

Il carisma della verginità per il Regno si è rivelato di giovamento anche per lui stesso, nel suo rapporto con Dio, che si è maturato sempre più nel segno di una incondizionata disponibilità a Lui, al Suo agire in lui. Si potrebbe dire, con il salmista, che si sentiva sempre nelle braccia di Dio, come un bambino svezzato in braccio a sua madre. Soprattutto quando le forze fisiche erano debilitate. Ricordo proprio l'ultimo incontro con lui, prima della sua degenza definitiva in ospedale, con lo sguardo fisso sul crocifisso posto sul cuscinetto appoggiato sulla scrivania: «Come è crocifiggente - mi confidò - non riuscir più a fare niente». Sostò in un attimo di silenzio. Poi, accompagnando le parole, divenute ancor più sicure, con il gesto della mano che si avvicinava con il palmo all'insù al crocifisso: «Ma come è beatificante lasciar fare tutto a Lui!».

Don Luigi insegnava la via di Dio con autorità

Di Gesù il vangelo ha evidenziato una autorità senza pari, che suscitava stupore. Una autorità che scaturiva dalla sua stessa persona. Di quella autorità partecipava don Luigi nel suo essere guida spirituale straordinaria nei confronti di laici, consacrati, consacrate, presbiteri. lo stesso don Bernardo Antonini, di cui pure è avviato il processo canonico diocesano, lo ebbe come guida spirituale. Le sue erano segnaletiche precise. Per certi versi indiscutibili: «Se ti senti oberato, e persino angosciato - mi diceva - chiuditi in stanza con il catenaccio. Non ci sei per nessuno. Tu solo con Gesù solo!". Altre volte non esitava a rovesciare pensieri consolidati. E lo faceva con una perspicacia che tradiva persino un pizzico di ironia. Non: "Chi si ferma è perduto!", ma: "Chi non si ferma è perduto!", per dire che chi non sa sostare, per prendere in mano la propria vita, viene inesorabilmente travolto dal convulso e caotico vivere di oggi.

Don Luigi nel ministero di scacciare i demoni

Tutto il ministero di don Luigi era finalizzato a debellare la potenza di satana dal cuore dei fedeli. A proteggerli dalle sue insidie. A disincantarli dalle sue lusinghe e dalle sue seduzioni, ammantate magari di ideologie che allontanavano da Dio. A tal fine era soprattutto impegnato, ore e ore, nel ministero della Confessione. Chi vi si accostava, fin dalla prima volta ne usciva un po' sorpreso, e persino perplesso. Colpiva subito quella domanda, imbarazzante: «Mi ami?». Quel "mi" non si riferiva alla persona di don Luigi, ma a Gesù presente nel suo ministro don Luigi nell'atto di esercitare il ministero sacramentale della Confessione. Si trattava di una identificazione sacramentale, non identitaria individuale. Don Luigi ne aveva consapevolezza, ma voleva che anche i penitenti ne prendessero coscienza, in modo da capire la connessione tra una dichiarazione di amore a Gesù, compiuta nella fede ecclesiale, e il dono della sua Misericordia. Come a dire al penitente: "Se mi ami, io ti assolvo dai tuoi peccati!". Per certi versi, pareva che don Luigi si caricasse sulle proprie spalle i nostri peccati per trasbordarli sulle spalle dell'Agnello che porta su di sé e toglie il peccato del mondo.

Ma il don Luigi per antonomasia, il vero condottiero di Cristo contro satana, lo riconosciamo interamente all'altare, in modo analogo alla sua guida spirituale fin dagli anni della Teologia, S. Giovanni Calabria! Come celebrante, in qualità di presidente della celebrazione dell'Eucaristia, per tempo predisponeva tutto con cura, fin nei particolari; esigeva esecuzioni perfette del canto gregoriano; ambiente celebrativo, paramenti, suppellettili, vasi sacri, altare.. tutto voleva di pregio, pur senza sfarzo. Il suo genio artistico ha ispirato a tale riguardo opere di riconosciuto valore, poiché questa era la sua radicata convinzione, tradotta in un aforisma: "Pulcherrimo, pulcherrima", a Colui che è la Bellezza personificata si addicono solo opere d'arte. All'altare era il meglio di sé. Dava il meglio di sé. Per così dire, si trasfigurava, coinvolgendo l'intera assemblea a vibrare con lui di fede nel Mistero celebrato, come a sussurrare con l'apostolo Giovanni: "È il Signore!".

Tralasceremmo tuttavia un tratto qualificante di don Luigi se non facessimo almeno un cenno fugace alla sua filiale devozione a Maria, la sua tenerissima Madre celeste, alla cui devozione autentica, per nulla devozionistica, ha educato generazioni di fedeli.  

Siamo accorsi oggi in molti in questa cattedrale di Verona per celebrare l'Eucaristia di rendimento di grazie per il dono di don Luigi. Parecchi di noi abbiamo sperimentato il fascino di incontrare il Mistero di Dio presente in un prete, più unico che raro, don Luigi Bosio. Sulle sue virtù eroiche si esprimerà l'autorità della Chiesa nella fase del processo canonico romano, che inizia da oggi. A noi il compito di imitarne le virtù. E anche di farlo conoscere.

Come un dono per tutti.

 

                                                                                               † mons. Giuseppe Zenti

Vescovo di Verona

 

 

 

 

Conclusione processo diocesano 1 

Concelebrazione eucaristica a conclusione del processo diocesiano

di beatificazione del Servo di Dio mons. Luigi Bosio.

 

 

 

Conclusione processo diocesano 2

Mons. Giuseppe Zenti firma i documenti a conclusione della fase

diocesana del processo.

 

 


Mons. Luigi Bosio, un uomo tutto di Dio, «Verona Fedele», Verona, Editrice Verona Fedele, 5 febbraio 2012, p. 15.