Don Luigi Bosio
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Omelia del 17.06.1990

 

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Celebrazione Eucaristica nella Solennità del Corpus Domini (17.6.1990)

«Mirabile Sacramentum!». Nuova meraviglia. Oggi, come sempre, tutto nuovo. Nuova la Liturgia, nuova l'Eucaristia che protegge la presenza del Signore e ce la può offrire in dono. Nuova la bellezza della Fede e la Pietà materna della Chiesa.

«Beata Trinitas!». Mistero della tua vita. Beata Trinità! l'Eucaristia, il sacramento della mia vita divina. Il mistero è uno. Il sacramento è uno. Il mistero è uno e non può essere che uno.

«Beata Trinitas! Unus ad unum». Tu vivi in Te, o Signore, e non puoi essere che uno e vivi di Te stesso. Il sacramento è uno. Al vertice di tutti i sacramenti e sorgente di tutta la Liturgia è il Santissimo Sacramento. Si entra nella Chiesa, a fare una visita, per salutare e adorare il Santissimo Sacramento; o - più semplice - per salutare e adorare il Santissimo, il Santissimo.

Ascoltiamo il balbuziente Mosè, anche oggi, nella sua profezia, nella promessa e nel preludio della Divina Eucaristia. Il nuovissimo Mosè, perché Mosè che ascoltiamo nel Libro del Deuteronomio non è che un'ombra, un'immagine dell'Eterno Mosè. Mosè era balbuziente. Gesù preferisce il silenzio. Mosè parlò al popolo dicendo: «Ricordati del lungo cammino che il Signore ti ha fatto percorrere per questi quarant'anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore e se avresti osservato o no i suoi comandi. Egli dunque ti ha umiliato, per metterti alla prova. Ti ha nutrito poi di manna che tu non conoscevi e neppure i tuoi padri l'hanno conosciuta, per farti capire che non di solo pane vive l'uomo, ma di tutto ciò che esce dalla bocca di Dio. Non dimenticare il Signore Dio tuo, Egli che ti ha fatto uscire dal paese d'Egitto, ti ha liberato da una condizione servile, di schiavo e ti ha condotto per questo deserto grande e spaventoso, luogo di serpenti velenosi e di scorpioni, di terra assetata, senz'acqua. Poi Egli ha fatto sgorgare l'acqua per te dalla roccia durissima e ti ha nutrito di manna, quella manna che era sconosciuta anche ai tuoi padri».

E', nell'ombra, il mistero, il sacramento della Divina Eucaristia.

Dice il Signore: «Un uomo fece una grande cena». L'uomo che prepara questa grande cena è il Padre. E gli sposi, alla festa della cena, sono il Signore e la sua Chiesa. Fece una grande cena. Ad un certo momento uno dei convitati dice: «Signore, come è felice chi mangia il pane nel tuo regno!». Quale pane? In quale regno? Quando? Egli è qui. «Ille est hic et est hic panis». Egli è qui ed è Lui questo Pane.

«Noli parare fauces, sed cor». Non aprire la bocca, per nutrirti, ma apri il cuore. «Modicum accipimus et in corde saginamur». Prendiamo un frammento - modicum, un frammento - riceviamo un frammento. «Et in corde saginamur», e il cuore si riempie fino alla sazietà. «Non quod videtur, sed quod creditur pascit». Non ciò che si vede, ma ciò che si crede pasce, nutre.

Quante volte ti vorresti comunicare, vorresti ricevere il Signore in un giorno e in una notte? Mille volte? Credi! E hai mangiato. Credi! E hai mangiato. «Crede et manducasti».