Don Luigi Bosio
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Omelia del 02.02.1986

 

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Festa della Presentazione del Signore (2.2.1986)

«Abbiamo ricevuto, abbiamo accolto, o Signore, la tua misericordia, in mezzo al tuo tempio». La porta d'oro della Liturgia si è aperta così, invitandoci ad accogliere la misericordia del Signore in mezzo al suo tempio. Ma io chiedo umilmente di mettere a giorno questa Liturgia, à jour, a giorno. Perciò non diciamo: abbiamo ricevuto, suscepimus, ma suscipimus: oggi riceviamo e accogliamo la tua misericordia, qui, in mezzo al tuo tempio.

La misericordia, un nome, un termine vastissimo! Mi sfugge, quasi... Perciò supplico nuovamente la pietà della Chiesa, di mettermi ancora a giorno. E diciamo così nella preghiera e nel canto: riceviamo oggi Te, che sei la nostra misericordia. Perciò una realtà molto concreta, molto concreta. La misericordia che accogliamo, o che ci accoglie oggi, è Lui. E' Lui! L'incarnazione della divina misericordia.

«Abbiamo ricevuto e riceviamo la tua misericordia, in mezzo al tuo tempio». Credo che ogni angolo di questa cattedrale e di ogni chiesa sia un luogo adatto, sacro, per accogliere la sua misericordia. Ma qui il Profeta, il Salmista, il Cantore dice: «In mezzo al tuo tempio». Il cuore è l'altare. Il centro della chiesa, anche - permettete? - architettonicamente, deve convergere tutto verso l'altare, l'altare del sacrificio, e poi alla dimora eucaristica. Non so - posso dirlo? - perché l'Eucaristia, nella sua dimora, si sia così allontanata dall'altare... E' un tutt'uno, altare e dimora eucaristica! Non ci sarebbe la dimora eucaristica se non avessimo l'altare. E non ci sarebbe l'altare se non avessimo il mistero, il sacramento permanente della presenza eucaristica di Gesù.

Ancora. «Abbiamo ricevuto la tua misericordia in medio templi tui». Credo, a vostra gioia, che non ci sia tempio costruito in un modo così perfetto e così capace di contenere la sua misericordia come il nostro cuore, tempio santo di Dio. «Abbiamo ricevuto, Signore, la tua misericordia, in mezzo al tuo tempio».

Il profeta, avanti negli anni ma giovanissimo di età, Simeone, ad occhi spalancati e rapiti in estasi, canta, ebbro di gioia: «I miei occhi hanno veduto Te, il mio Salvatore, la mia salvezza». Ancora mettimi a giorno, o Signore, à jour, a giorno, in pieno giorno. I miei occhi vedono! Adesso ci vedo. I miei occhi vedono Te, mio Salvatore, la mia salvezza.

E' il profeta Malachia - avete sentito, avete ascoltato - che chiama Gesù l'Angelo del testamento, l'Angelo del testamento. Che testamento! Che firma autentica, di sangue e di fuoco! L'Angelo del testamento. E dice che questo Angelo del testamento, antico e nuovo ed eterno, viene «sicut ignis conflans et colabit nos quasi aurum», viene come il fuoco del fonditore, che ci cola come l'oro. Siamo in una fornace! Siamo in una fornace e il fonditore è Lui. E' qui, che ci cola e ci affina in oro purissimo.

Oggi questa Divina Liturgia è tutta un canto di lode per Lui e per Lei, la Vergine Beatissima. Direi - e concludo - un inno dell'Ufficio Divino, l'Ufficio delle Lodi Mattutine, una strofa stupenda, nella quale è detto (vorrei anche ripeterla nel testo latino): «Mater Beata carnis sub velamine, Deum ferebat humeris castissimis». La Madre Beata, sotto il velo della carne, velato dalla carne, Deum ferebat, portava Dio, humeris castissimis, con le sue braccia castissime o stretto al suo seno castissimo. «Dulcia - ascoltate! - dulcia oscula strictis sub labiis imprimit ori». Traduco. Dolci baci, dulcia oscula sub labiis strictis, da bocca a bocca. Preme la sua bocca la Vergine Maria, sulla bocca del Verbo Incarnato. «Sub labiis strictis ori impresserat et imprimit dulcia oscula», a Lui, che a Lei ha dato l'ordine di coprirlo così di tenerezza, Lui, che è il Creatore dell'Universo.

Splendida visione! La visione della Vergine Maria, la vostra, la mia. E' l'estasi della Chiesa. E' l'estasi della Chiesa! Proprio in questa Chiesa ci si rapisce oggi, la santa Chiesa. E hodie - ricordiamo l'hodie di Gesù nella Sinagoga di Nazaret, vi ricordate? - hodie, oggi, alla purezza del vostro cuore, alla purezza dei vostri occhi, tutto si compie! Nella verità, nella virtù divina e nella santità del mistero liturgico.