Don Luigi Bosio
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Omelia del 21.05.1989

 

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Celebrazione Eucaristica nella Solennità della Santissima Trinità (21.05.1989)

Solennità in onore e in adorazione della Trinità Beata. «O Beata Trinitas!». Qui, a questo altare della Parola [l'ambone], l'altare della Parola, a questa mensa del Verbo, ci vorrebbe un teologo, cioè un orante, un vero teologo, un innamorato di Dio, un ebbro di Dio. Potrebbe essere un bambino di Prima Comunione. Possono essere gli occhi di un bambino appena battezzato. Può essere uno, uno di voi, ciascuno di voi, che vive in pienezza e in trasparenza di santità la beatitudine evangelica dei puri di cuore, perché può parlare di Dio soltanto colui che ha visto Dio. Ciascuno di voi, perché ciascuno di voi, di noi, è di poco inferiore agli Angeli.

Il Salmo, il canto del Salmo liturgico oggi dice: «Minuisti eum paulo minus ab Angelis». Ci hai fatti di poco inferiori degli Angeli. Lo dice di ciascuno di noi. Ma il Salmo lo dice, in senso proprio, di Lui: «Lo hai fatto di poco inferiore agli Angeli». Di poco? Quanto, nel mistero dell'Incarnazione, l'hai fatto inferiore agli Angeli? Piccolo, nella nascita. Ancor più piccolo, sulla croce. «Vidimus eum et non erat aspectus». «L'abbiamo visto - diceva il Profeta - e non l'abbiamo riconosciuto». Quasi un nulla, nell'Eucaristia...
«Ab Angelis», di poco inferiore agli Angeli, ciascuno di noi in Lui. Lo dicevo: ci vorrebbe qui un Cherubino di luce e un Serafino di fuoco.

«Beata Trinitas!». Il Padre genera il Figlio. Lo deve generare! E lo deve amare! «Nella generazione del Verbo il Padre ha esaudito se stesso». Una bella espressione, che raccogliete nel vostro cuore e la gusterete. «Il Padre, generando il Figlio, ha esaudito se stesso!». Nel Figlio vede tutta la sua Bellezza, e nello Spirito Santo ama tutta la sua Santità.

Il saluto alla Vergine Maria. Il versetto del Cantico: «In lectulo meo, per noctes, quaesivi quem diligit anima mea». Sul mio giaciglio, durante la notte, ho sognato Colui che è l'amore della mia anima. Sul mio giaciglio, durante la notte, lo cerco. Lui, l'amore della mia vita, la vita del mio amore. L'amore del mio amore, la vita della mia vita. Lo cerco. Trascorro le mie notti nel sogno d'amore del mio diletto, sul mio giaciglio. Quale giaciglio? Forse il talamo castissimo dello Sposo? Forse il seno del Padre?