Don Luigi Bosio
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Omelia del 01.11.1987

 

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Celebrazione Eucaristica della Solennità di Tutti i Santi (1.11.1987)

Con la presenza e la gioia degli Angeli e dei Santi celebriamo questa Liturgia in onore della nostra vocazione alla santità. Mi piace anche dire: in onore della nostra vocazione a una vita angelica. Non c'è solo la presenza degli Angeli ma, come dice e canta oggi la Chiesa, c'è la frequenza degli Angeli, cioè la presenza assidua degli Angeli, i quali occupano tutte le chiese del mondo, stretti intorno all'altare e ai tabernacoli eucaristici.

«Una voce clamantes», il Prefazio. «Una voce». Siamo tanti, tutta la Chiesa, tutto l'universo. Eppure, una sola voce, clamantes, gridando. Clamantes: «Tu sei Santo! Tu sei il Santo! Tu sei il Santissimo e la Santità». Un immenso coro! Veramente sono nove cori angelici che cantano: gli Angeli, gli Arcangeli, le Dominazioni, i Principati, i Troni, le Virtù, i Cherbini e i Serafini. Nove cori. E' la visione di Giovanni evangelista, il quale dice: «Ho visto un Angelo che usciva dove spuntava il sole», «ab ortu solis». Deve essere stato gran bello quell'Angelo! Veniva fuori dal sole, «ab ortu solis», dove spunta il sole. Chi è mai quell'Angelo? E' l'Angelo degli Angeli. E' Lui, il Signore Gesù.

Saliamo sul monte, dove troviamo Gesù seduto dolcemente sull'erba fresca e intorno la folla che lo ascolta. La scalata è ardua, è ardita. Bisogna scavare una fossa profonda: «Beati i poveri». Si sale appena alla superficie e incominciamo a piangere: «Beati gli afflitti». Ci rivestiamo di umiltà e di pazienza: «Beati i miti, i mansueti». Incominciamo ad avere tanta fame e tanta sete di Lui: «Beati quelli che hanno fame e sete di me». Di te, o Signore.

E incominciamo ad avere misericordia con tutti. Non distingueremo più, per così dire, nemmeno i buoni dai cattivi. Siamo immersi nel suo amore e sappiamo che l'amore è amore e non distingue più tra buoni e cattivi, per così dire, perché l'amore è amore.

Incominciamo ad avere altri occhi. Oh! Quali occhi! «Beati i puri di cuore perché vedranno Dio». Non rimane, nell'ultima beatitudine, che immergersi nel mare pacifico, «Beati i pacifici», nel mare pacifico della Beata Trinità.

Quale Liturgia! Con tocco mistico, estatico, Agostino esclamerebbe: «Magna gratia!». Che grande grazia!