Don Luigi Bosio
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Omelia del 01.12.1985

 

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Celebrazione Eucaristica della I Domenica di Avvento (1-12-1985) - Anno C

«Vegliate e pregate, perché siate trovati degni di comparire, di stare davanti al Figlio dell'uomo». «Vigilantes orate, ut digni habeamini stare ante Filium hominis». Vegliate e pregate in ogni momento. Vuol dire che da oggi alla Celebrazione del Natale, del mistero natalizio deve essere una continua preghiera: una veglia di notte e una vigilia di giorno; una sola veglia tutte le notti, una sola vigilia natalizia tutti i giorni di questa attesa, perché possiate apparire, comparire e stare davanti al Figlio dell'uomo.

Queste parole del Signore, vi confesso, mi sono difficili... mi sono difficili. Comparire davanti al Figlio dell'uomo. Chi è questo Figlio dell'uomo? Non sei il Figlio di Dio, Tu? Perché dici: davanti al Figlio dell'uomo? Oggi il Vangelo, dalla bocca del Signore, si riferisce alla fine dei tempi, quando tutti compariremo davanti al Figlio dell'uomo. Ma con un senso liturgico vivo, più vicino, per così dire, queste parole, nella pietà della Chiesa, sono la preparazione per poter essere degni di comparire e di stare davanti al Figlio dell'uomo, nel giorno del suo mistero natalizio.

Mi sono difficili queste parole: Figlio dell'uomo. Forse, alla fine dei secoli, ti riconoscerò come Figlio di Dio se prima, sulla terra, ti ho riconosciuto come Figlio dell'uomo. E a Natale forse ti riconoscerò come Figlio dell'uomo, se ti avrò riconosciuto e ti riconoscerò come Figlio di Dio. Allora potrò comprendere che cosa vuoi dire, che starò davanti a Te con fiducia. Figlio dell'uomo, il bellissimo, eterno Figlio di Dio, che raccoglie in sè tutta la bellezza della terra, non solo, ma dei cieli. Il Figlio dell'uomo, di tanta bellezza e santità da divinizzare tutta la natura umana, tutta l'umanità! Porta questa linfa divina e vi scorre in essa questo sangue che riempie di gioia la Città di Dio. Figlio dell'uomo, infinitamente bello perché, come Figlio Eterno del Padre, Tu vieni ed esci - come dici Tu - da una paternità vergine: un Padre senza madre, nell'eternità. Nella tradizione i Padri della Chiesa si compiacciono di considerare questo lato così delicato della filiazione eterna del Verbo, nato da Padre vergine e nato, in modo ineffabile, da una Madre vergine. Senza padre sulla terra, senza madre nei cieli, quel Figlio. Stare davanti al Figlio dell'uomo, il Figlio di Dio. Per questo la preghiera deve essere incessante, notturna e diuturna, ogni giorno e ogni notte, in attesa di questa felicissima nascita del Signore.

Comprendo meglio, in questa luce, anche l'Antifona, cioè il canto che incontriamo alla Comunione Eucaristica: «Dominus dabit benignitatem et terra nostra dabit fructum suum». Il Signore ci mostrerà la sua benignità, la sua tenerezza paterna e la nostra terra ci darà il suo frutto. Quale terra? La Beatissima Vergine Maria. Ci darà il suo frutto e questo frutto lo darà anche la terra vergine della mia fede, la terra vergine della mia fede. E' pure un mistero di maternità divina. «Quando tocchi questo argomento - dice San Bernardo - altissimum mysterium est. Non temere loquere». Non parlare in modo temerario, non precipitare sentenze. Va adagio a parlare di un mistero così grande! Non precipitare le parole, le sentenze.

«Orsù, ritorno alla sapienza. Dico che è più necessaria questa sapienza, nel tuo abbassamento, che non la tua pazienza». Le parole sono di un'estasi di Santa Maria Maddalena de' Pazzi. «Orsù, ritorno alla tua sapienza. Dico che è più necessaria la tua sapienza, in un tale abbassamento, che non la tua pazienza». C'è voluta tutta la tua sapienza ad abbattere il muro per poter arrivare a noi. Come hai fatto? Hai dovuto nasconderti per lasciarci posto! Che fatica! Che schianto! Sei sceso tra di noi anche in un cammino amarissimo e in una morte scandalo e follia. Sì, tutta la tua pazienza, ma che non supera la tua sapienza.

Una parola luminosissima di Sant'Agostino, il quale dice: «Se il Verbo di Dio è Dio presso Dio, leggilo se puoi!». «Si Verbum Dei est Deus apud Deum, lege si potes!». Leggilo se puoi. Che cosa devo fare allora? Metto una benda fitta agli occhi, mi butto in ginocchio, piego la fronte fino a terra, con purezza e semplicità di cuore e in altissimo silenzio. Ora posso leggere. Ora posso leggerti. Ora posso leggere Te, perché io vedo Te. E io ti vedo perché Tu mi hai veduto.

Ci aiuti la Vergine Beatissima a prepararci assai bene al mistero natalizio. Alimenta Tu la mia lucerna per andare incontro, la Liturgia dice, allo Sposo Divino. Alimenta Tu la mia lucerna, perché possa stare degnamente davanti al Figlio dell'uomo, al Figlio di Dio, con l'umiltà dei pastori, l'adorazione dei Magi e la gioia degli Angeli.