Don Luigi Bosio
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Omelia del 07.12.1986

 

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Celebrazione Eucaristica della II Domenica di Avvento (7.12.1986)

«Egli percuoterà il violento, il superbo con la forza della sua bocca». Egli... Chi? Il Salvatore percuoterà il superbo con la forza della sua bocca. Se dicesse: "Egli" (è il profeta Isaia che ci offre questa divina parola). E chi la pronuncia? Forse è il Padre che dice: «Io percuoterò il violento con la Parola del mio Verbo, con la forza della sua bocca». Quando? Il Profeta diceva insistentemente: «In quel giorno». Sei troppo generico, sii più concreto, hai avuto modo di esprimerti. «In quel giorno». «Hoc est hodie», oggi come ieri, come domani. In quel giorno, cioè in questo giorno. La tua Parola, Signore, il tuo Verbo ha il peso specifico dell'eternità. Se pesa, la tua parola, pesa quanto il tuo Verbo! Quanto pesa il tuo Verbo, pur senza pesare? Ed è per questo che grava, forte, sul mio povero essere ogni volta che il Verbo vuole fiorire dal mio cuore sulle mie labbra sacerdotali, perché la tua Parola ha il peso dell'eternità.

E il profeta Baruc - non è qui dalle letture sacre ma dall'Antifona alla Comunione della Santa Messa - dice: «Jerusalem, surge!». Gerusalemme... ma chi è questa Gerusalemme? Gerusalemme Chiesa! Nuova Gerusalemme, alzati! Sorgi! «Vide iucunditatem», anche il profeta Baruc ha lo stesso modo di esprimersi del profeta Isaia. Ricordiamo la domenica precedente, quando il profeta Isaia ha detto: «Questo è il Verbo udito, visto dal profeta Isaia». Non ha detto udito o ascoltato ma visto! Ha visto il Verbo, ha visto la Parola. Ha visto. L'ha vista così chiara, quella Parola! Non solo l'ha udita, ma l'ha vista. Così oggi Baruc dice: «Vide iucunditatem». Iucunditatem: gioia, ma trasalire di gioia! Iucunditas: trasalire di gioia! Vedila, questa gioia! Ma, Profeta carissimo, la sento! Come la vedo? Eppure è così viva, così ardente, così palpitante che la vedo, questa gioia! «Vide jucunditatem».

Il Signore è ormai così vicino, nel mistero del suo Natale. Ma mi appoggio soprattutto alla parola evangelica udita in questi giorni, quotidianamente, d'Avvento: «L'ombra dell'Altissimo ti avvolgerà con la sua potenza, Maria, e Colui che nascerà da te, il Santo, sarà chiamato il Figlio di Dio». L'ha detto a lei e lo dice a noi l'angelo Gabriele: «Colui che nascerà da te... da te». Il testo latino dice: «Quod nascetur ex te Sanctum». Non dice: «Qui nascetur, qui ex te Sanctus». Ma: «Quod nascetur ex te Sanctum». Non so... voleva dire che era la pienezza! «Quod est Sanctum totum, quod est Sanctum nascetur ex te!». Tutta la santità traboccherà da te! Questa santità! Incarnata in lui, lo stesso eterno Figlio di Dio.

L'intelletto, la ragione deve piegare le ginocchia. Ed è atto, dignità e felicità che l'intelletto si butti in ginocchio. E' stato detto: «La ragione è la saggezza di Dio stesso». La ragione è la saggezza di Dio stesso. E' tutta ragione, è infinita Sapienza. Perciò, buttarsi in ginocchio - un umilissimo atto di fede - quale dignità! E quale gioia! Sussulto di gioia, anche per la nostra intelligenza, per la nostra ragione. Questo è il mistero natalizio. Questo è il mistero natalizio: «L'ombra dell'Altissimo ti avvolgerà con la sua potenza». Lo dicevo prima... lo ripeto con le labbra trepidanti... Il mistero del Natale è in questo momento, in questo tempo natalizio, cioè il tempo ineffabilmente sublime, infallibilmente vero, infinitamente vero! Questo è il tempo. Premete le ginocchia a terra! Premete le mani sul cuore! Questo è il tempo della tua divina maternità.