Don Luigi Bosio
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Omelia del 06.12.1987

 

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Celebrazione Eucaristica della II Domenica di Avvento (6.12.1987)

Sali in alto, su un monte altissimo, tu che evangelizzi Sion. «Ascende super montem excelsum, tu qui evangelizas Sion». E' il profeta Isaia che vi rivolge questo ordine. «Tu qui evangelizas Sion», tu che offri l'annuncio della pace, messaggio dell'eterna sapienza e di un infinito Amore. «Sali super montem excelsum». Devo ubbidire al profeta Isaia. Gli domando per ordine e per mandato di chi mi comanda di salire su un monte altissimo. Un monte altissimo è questo Verbo Divino. Questo monte altissimo è l'Altare. Questo monte altissimo è Lui. Quanto devo salire l'altissima cima che si perde nell'infinito! «In principio erat Verbum». In principio era il Verbo. Ed è Lui che poi mi aiuterà a scendere fino a dove è sceso Lui. «Et Verbum caro factum est». E il Verbo si fece carne.

A questo cammino siete pure invitati con un ordine di un altro Profeta, oggi, il profeta Baruc, il quale vi dice: «Jerusalem, surge!». Gerusalemme, sorgi, alzati e anche tu sali su un monte altissimo! Sicché c'è un ordine per me e uno per voi: il profeta Isaia e il profeta Baruc. «Jerusalem, surge et sta in excelso», su questo monte altissimo. Guardalo... e gettati in ginocchio.

La Vergine Maria ci guida in questo cammino. Ci è stata affidata - e noi affidati a Lui - in quest'Anno Mariano, con un documento molto bello: l'Enciclica Redemptoris Mater, la Madre del Redentore. Dice il testo che nel mistero dell'Incarnazione incomincia per Maria peregrinatio fidei, il pellegrinaggio della fede, un pellegrinaggio che le costerà labor cordis, la fatica del cuore. Le costerà labor cordis, la fatica del cuore, il sudore del cuore, un colpo di spada che le trafiggerà il cuore. Deve attraversare nox fidei, la notte della fede, la notte oscura della fede. Nox fidei. E attraverso questa notte della fede, deve come lacerare un velo (sono sempre parole dell'Enciclica): «Oportet per hoc velum adire Invisibile». Adire Invisibile oportet, è necessario ad-ire, ire ad, ad Invisibile, arrivare attraverso la lacerazione di questo velo a vedere l'Invisibile.

San Giovanni della Croce, nella sua Notte oscura, dice anche per noi: «Spezzo ormai il velo sottile che ci separa da Te, o Signore!». E «oportet ducere vitam necessitudine mysterii», e bisogna vivere la vita attraverso la necessità del mistero, «in necessitudine mysterii», avvolti nel mistero così grande.

Giovanni Battista è lì, ai piedi, anche lui in labore cordis, nel sudore del cuore e dice con tutta la forza: «Viene dopo di me, ma è più forte di me! E' più forte di me!». Ci sono alcuni mesi di differenza, nella nascita terrena, tra Gesù e il Battista, ma lui si affretta a dire: «E' più forte di me, anche se è venuto dopo di me». Quanto forte? Tanto forte da aprire il seno del Padre e giungere fino a noi.

Con Maria, con il profeta Isaia, il profeta Baruc e Giovanni Battista, che sono qui con noi, ci gettiamo ai piedi di Lui. Soprattutto Lui è qui, in ciascuno di noi, in orazione e adorazione del suo abisso di umiltà e del suo abisso, della presenza di umiltà, soprattutto del Mistero Eucaristico.