Don Luigi Bosio
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Omelia del 14.12.1986

 

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Celebrazione Eucaristica della III Domenica di Avvento - Gaudete (14.12.1986)

La lode del Signore dev'essere come un'eruzione - termine forte! - un'eruzione della sazietà di Lui. Il testo è del Dottore della verità, il Cantore della verità: «Laus Domini eructatio est saturitatis illius», cioè per lodare in modo degno il Signore, questa lode deve essere come un'eruzione... eruzione della sazietà di Lui stesso. E' Lui che loda se stesso per mezzo della nostra umile devozione nella pietà liturgica della Chiesa.

Dite ai deboli, ai fragili, agli stanchi, agli afflitti, dite: «Non temere! Ecco verrà il tuo Dio!». Le parole sono del profeta Isaia, oggi. «Non temere! Il Signore verrà!». Verrà. Venisti. Veni! Venit. Verrà. E' venuto. Vieni! E Lui risponde. Sono da un'Antifona della Comunione, queste parole del Profeta. Quando stringo Lui o Lui stringe me. Verrà. Sei venuto. Sei qui con me e io con te. Questa è la forza della profezia che non conosce tempo, ma questo è il tempo nuovissimo dell'adempimento della profezia. «Non temere!». Così, come l'Angelo alla Vergine Beatissima: «Non temere!». Come gli Angeli ai pastori: «Non temete!». E' qui, già con voi, nella Celebrazione Eucaristica.

Risuona durante l'Avvento la parola dell'evangelista Giovanni. L'avrà udita certo dallo Spirito Santo. Ma chissà quante volte la Vergine Beatissima gliel'ha suggerito all'orecchio: «In principio era questo Verbo». In principio era il Verbo. «Verbum sonans». Sonans... No: sed penetrans! La parola, la udite voi, questa parola tutta trepidazione e tremore, la udite? E' una parola che risuona alle orecchie. Sentite la mia voce? Non è questa la vera parola. «Verbum non sonans sed penetrans». Penetrans: in certo modo, che entra dentro di voi, «penetrans Verbum». «Verbum non loquax, non loquax sed efficax». La parola non loquace, non loquace... Non loquace. L'Autore ci ha detto: «Non dobbiamo essere parlatori di parole». Non loquaci: ci deve venir meno proprio la parola, qui, a questo altare del Verbo. «Sed efficax, efficax. Ipse dicit et fac». Mentre Lui dice - ed è Lui che dice! - fa'! «Ipse dixit et facta sunt» nella creazione. Oserei dire, tanto più qui, nel mistero della Redenzione: «Ipse dicit et fac».

Si potrebbero scrivere qui, su questo altare della Parola: «Verba Verbi», le Parole del Verbo. «Verba Verbi». Non: «Verbum obstrepens» (è il Cantore della Verità che parla così e scrive così). «Obstrepens». E' venuta al momento opportuno, qui, la parola di Agostino: «Non obstrepens sed affectibus blandiens». Non è parola che fa strepito (obstrepens: che fa strepito), ma è come una carezza ineffabile sul cuore e sulle labbra.

Il profeta Isaia dice ancora oggi: «Exultabit solitudo». «Si rallegrerà il deserto e lo zoppo salterà come un cervo». Uno dei doni, dei miracoli che compirà il Signore (e che compie!). Esulterà il deserto! La parola latina è «exultabit solitudo», esulterà la solitudine, perchè nella solitudine vi accorgerete che non siete soli. E questa solitudine sarà colmata dal suo silenzio. Non è più solitudine: è silenzio! L'ascolto del Verbo... Soprattutto del suo Mistero Eucaristico. L'Eucaristia è il trofeo del suo silenzio. Ha tanto sofferto e combattuto, che ha meritato questo, che è il sommo trofeo, il massimo bottino della sua battaglia d'amore: l'Eucaristia. L'Eucaristia è la coppa d'oro (danno la coppa, il premio), è la coppa d'oro del suo silenzio. E il silenzio è la corona d'alloro della sua Eucaristia.

«Exultabit solitudo». Questa solitudine e silenzio... un turbine di Angeli! Natale... un turbine di Angeli! A voce spiegata, a concerto grosso (oggi suona anche l'organo nei tempi liberi!), quasi a protezione, a difesa e a glorificazione del mistero del suo silenzio, del silenzio del suo mistero.