Don Luigi Bosio
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Omelia del 13.12.1987

 

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Celebrazione Eucaristica della III Domenica di Avvento - Gaudete (13.12.1987)

«Gaudete!». Godete! Un invito, un ordine preciso, un dono di purissimo gaudio. «Gaudete!» Godete! Perché questo invito e questo ordine 'Gaudete'? «Quia prope est iam Dominus», perché il Signore ormai è vicino, prope. Il Signore è vicino. Vicino, anche se tanto lontano di tempo e di spazio il giorno in cui si è compiuto il mistero del suo Natale. «Prope est», perché la sua nascita - un dono di mistero - è una nascita invisibile e perciò reale, verissima. E' presente nel mistero ed è invisibile e deve essere così, perché il mistero è dono di grazia. «Prope est iam Dominus». E se invece dico - e il significato è questo - «Intus est Dominus»? Il Signore è dentro di voi. «Dominus vobiscum», il Signore è con voi.

In un canto liturgico nel mistero dell'Avvento, il Prefazio, c'è la glorificazione, come in tutta la Liturgia natalizia, della Vergine Maria. Lo sentiremo cantare, lo canteremo insieme Domenica prossima, il terzo Prefazio di Avvento, quando la Chiesa, nella sua pietà, dice che è giusto venerare Maria, il mistero della sua verginità e della sua maternità, quella maternità «in qua aperitur», si apre il dono della vita nuova. Mi piace assai questa espressione della Liturgia: «Maternitas tua, Maria, aperit donum vitae novae», ci apre il dono della vita nuova. E' in Te e da Te che sgorga il mistero della maternità della Chiesa e della nostra maternità, quella maternità che ho chiamato - e lo ripeto volentieri - una maternità sacerdotale. Maternità sacerdotale, sia per una vita consacrata nello stato religioso, come nella vita familiare. Maternità sacerdotale è una castità che fa della vita e dell'amore una verginità soprannaturale. La castità, nell'ordine umano e nell'affetto coniugale, nella purezza del cuore, è una verginità soprannaturale, nella quale può liberamente nascere il Salvatore. La nuova maternità che sgorga dalla maternità di Maria, Madre della Chiesa.

C'è un Giovanni nella Liturgia, oggi, che dà testimonianza a un altro Giovanni: Giovanni l'Evangelista a Giovanni Battista. Il segretario del Verbo, «secretarium Verbi», Giovanni Evangelista, che dà testimonianza a Giovanni, la voce che grida nel deserto, la voce del Verbo. Lui, voce nel tempo, dà voce al Verbo, che è Verbo dal principio, dall'eternità. Dice Giovanni l'Evangelista di san Giovanni Battista che è il testimone della Luce, «testimonum Lucis». Il testimone della Luce.

Io dico che siamo qui - e dovremo essere per il mondo - testimoni della Luce e del silenzio. Luce e silenzio, che sono una cosa sola, «unum sunt». Più silenzio e più Luce. Più Luce e più silenzio. In questa Luce e in questo silenzio, «media nocte clamor factus est: "Ecce, Sponsus venit! Exite obviam ei!"». A mezzanotte, proprio in mezzo, nel cuore del silenzio, è risuonato un grido: "Ecco, lo Sposo viene! Andate, correte incontro a Lui!". Gaudete!