Don Luigi Bosio
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Omelia del 21.12.1986

 

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Celebrazione Eucaristica della IV Domenica di Avvento (21.12.1986)

Il silenzio è un'ipotesi di eternità. Il clima d'Avvento è tutto avvolto in questo silenzio. E tra le tante lodi che si possono offrire per la bellezza e la fecondità del silenzio, ho detto anche questa espressione: il silenzio è un'ipotesi di eternità. Alla lettera vuol dire: ipotesi, qualcosa che sta sotto. Il silenzio veramente sta sotto all'eternità e la sostiene. Eternità... Eternità che può essere vissuta e goduta in questo profondo silenzio, in quelle profondità di Dio dove il silenzio regna sovrano e lo Spirito del Signore scruta tutto. Il silenzio, ipotesi di eternità. Meglio forse se diciamo: il silenzio, tesi di eternità. Non un'ipotesi, in un certo modo, da discutere se sia così. Il silenzio è una tesi di eternità, una dottrina verissima, più che da dimostrare e da discutere, da godere. Silenzio ed eternità fanno uno, un'equazione perfetta. Dove c'è il silenzio, c'è l'Eterno. E dove c'è l'Eterno, c'è il silenzio.

Quando, domenica scorsa, prostrandoci davanti all'adorabile Eucaristia, ci siamo immersi in quel silenzio - ho detto - adorabile, in questi giorni riflettevo e meditavo. E mi domandavo: nella fine dei secoli l'Eucaristia - parlo umanamente - dove sarà collocata? Sarà trasportata in cielo, questa Divina Eucaristia? No: non entra in cielo, l'Eucaristia. E' fede! Il mistero della fede. E la fede non entra in Paradiso. In Paradiso entra solo la visione. E allora, che sarà di questa Divinissima Eucaristia? Vi dicevo che il silenzio è la coppa d'oro dell'Eucaristia. E questa coppa del silenzio, d'oro, Gesù se la porterà in cielo e la esporrà solennemente su un trono di gloria per tutta l'eternità. Quale trono? «In sinu Patris», là donde sgorga, donde è sgorgato questo silenzio.

«Vobis, dilectis Dei, vocatis sanctis: gratia et pax», canta oggi l'Apostolo. A voi, i prediletti del Signore, i chiamati santi: grazia e pace. Un augurio bellissimo, natalizio. «Dilectis Dei», traduco: i prediletti di Dio. «Vocatis sanctis», chiamati alla santità. E se traducessi meglio: a voi, prediletti di Dio, i santi. Agostino direbbe: «Intendat sanctitas vestra». Quello che sto dicendo o quello che ha detto l'Apostolo, «capisca la vostra santità».

La devozione tenerissima alla Vergine Maria, in una visione del profeta Ezechiele. Un giorno il Profeta (se volete aprire il libro del Profeta al capitolo 43, versetto 1), il Profeta è trasportato in visione su un alto monte e sogna la ricostruzione del tempio di Gerusalemme distrutto e il ritorno dalla deportazione della schiavitù degli Ebrei. «E ad un certo momento - il Profeta dice - il Signore mi ha preso per mano e mi ha portato davanti alla porta che guarda verso oriente», la via orientale. E da quella via orientale entrava la gloria di Dio, di Israele. L'angelico Tommaso ci mette un tocco veramente angelico: «Per viam orientalem ingrediebatur gloria Dei Israel. Per viam orientalem, id est per Mariam Virginem». Per quella via orientale veniva avanti, per la gloria di Israele, la Vergine Maria, la Madre del Sole. Tutta sole! L'aurora del Sole Eterno. Certo, bellissima com'è, meritava un Figlio bellissimo! E il Figlio bellissimo meritava veramente una Madre infinitamente bella! Piena di grazia, per mezzo del Verbo che si è incarnato in Lei, ecco il prodigio che si è compiuto. «Deus humilis et homo sublimis», Dio piccolo... piccolo... «Humilis et homo sublimis», e l'uomo sublime, fino a toccare il cielo.

Mi avvicino a san Giovanni Battista, sempre presente nella Liturgia di Avvento, e mi butto ai piedi di lui e gli dico: "Non posso nemmeno baciarti i piedi... ti bacio i sandali e i legacci dei tuoi sandali". Poi lo guarderò fisso e gli dirò: "Tu devi crescere, io devo diventare sempre più piccolo". Tu devi crescere. Quanto crescere? Devi crescere tanto grande quanto sei grande.