Don Luigi Bosio
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Omelia del 20.12.1987

 

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Celebrazione Eucaristica della IV Domenica di Avvento (20.12.1987)

«Verbo frui», godere del Verbo. «Frui Verbo», godere il Verbo. E' il sogno estatico di tutti i contemplativi, questo tempo di attesa del Salvatore. E' lo struggimento di una visione, di un'estasi che la pietà liturgica compie, vivissimo, come mistero della venuta del Signore a Natale.

Ma a chi rivolgo queste parole? Ai contemplativi, ai mistici. E voi siete una comunità di contemplativi? Siete un monastero di mistici? E' verissimo! Questa Celebrazione Eucaristica pre-natalizia non è una contemplazione? Non è un'estasi? E' di pieno diritto celebrare, rapiti in contemplazione, in estasi, questa Liturgia. Altrimenti perché sareste qui?

Contemplazione ed estasi. L'Eucaristia, la Celebrazione Eucaristica è l'estasi della Chiesa. E' stato detto: è l'estasi 'ufficiale' della Chiesa. La parola 'ufficiale' mi piace poco: è l'estasi della Chiesa. Siete qui in contemplazione e in estasi. «Hoc non docet lingua» (Bernardo). «Hoc non docet lingua», non è la lingua che vi insegna questo (la mia lingua, la mia voce). «Hoc docet gratia», questo ve lo insegna e ve ne dà capacità la grazia.

Devo ascoltare quello che Lui mi dice e dirvi quello che Lui dice a me. Devo ascoltare come Giovanni Battista, traboccante di gaudio, solo per ascoltare Lui e offrire a voi non la mia parola, ma la sua. E soprattutto farvi godere la dolcezza della sua unione con Lui, in un profondo raccoglimento e silenzio.

«Nubes pluant Iustum», le nubi piovano il Giusto, si apra la terra e spunti il Salvatore del mondo. Le nubi piovano il Giusto, «nubes pluant Iustum». Non so perché, meditando in questi giorni come avrei potuto offrirvi la bellezza e la verità della Celebrazione Liturgica, invece di leggere e di meditare nubes pluant, leggevo e meditavo nubes plangant, le nubi piovano il Giusto, le nubi - cielo e terra - piangano il Giusto.

Come hai potuto lasciare il seno del Padre? Come hai potuto prendere dimora sulla terra e in noi? Cosa mai ti è costato, o Signore, lasciare - rimanendovi - il seno del Padre e posare i tuoi piedini sulla terra? Hai fatto più fatica a scendere o più fatica a risalire al Padre, nel cielo? Io credo che hai fatto molta più fatica a scendere, che non a ritornare al Padre. E tutto quello che questa vivissima Liturgia dice della Vergine Maria... Avete sentito la stupenda pagina evangelica! C'è vicino a voi l'Angelo, l'Arcangelo, che vi dice: «Ecco, in questi giorni tu concepirai e porterai nel tuo seno il Figlio di Dio». «Ma in che modo, o Angelo del Signore?». «Lo Spirito Santo scende su di te... su di te... [il Padre indica l'assemblea dei fedeli], ed ecco l'ombra, la potenza dell'Altissimo ti avvolge. Sei la Madre del Verbo».

Quando, nel testo della preghiera, all'Offerta (una preghiera che strappa le lacrime!) la Liturgia dice dell'altare: «Questo altare è il grembo della Vergine Maria», lasciate che la legga, questa preghiera, e dopo ve la canterò. «Altari tuo, Domine, superposita munera Spiritus ille sanctificet qui Beatae Mariae viscera sua virtute replevit». Dovrei riempire di lacrime il Messale! Le viscere della Vergine Maria che si aprono: la nascita del Verbo. Come potrò accoglierti? Come potrò accoglierti?

Sant'Agostino prega (la vostra e la mia preghiera): «Annientami, perché possa avere la capacità di accoglierti!». Annientami, «ut implear Te», affinché sia riempito da Te. O meglio: affinché sia riempito di Te. Annientami. Era la preghiera del Profeta: «Ad nihilum redactus sum et nescivi». Sono stato ridotto a niente. Adesso, non: 'non so più niente', ma adesso 'so tutto', perché sono stato ridotto a niente.

Sentite il profeta Elia, quando fugge, è stanco e sfinito, si riposa e mette il capo su una pietra. Si sveglia di soprassalto, ha visto i cieli aperti e dice: «Ma questo luogo è santo! Io non lo sapevo!». E' un inestimabile sacramento. E' il nuovo Giovanni Battista, il nuovo Elia, che dice: «C'è in mezzo a voi uno che non conoscete ancora».

Signore, e quando ti conoscerò? Il Natale, il mio Natale. Dal Padre e al Padre. O dal Figlio al Padre. O dal Figlio alla Madre e dalla Madre, Maria, al Figlio. Madre e Figlio benedetti nei secoli. Amen.