Don Luigi Bosio
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Omelia del 06.01.1986

 

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Solennità dell'Epifania del Signore (6.1.1986)

Israele, Betlemme, Gerusalemme. Qui ci vuole una carta geografica. Che bella Gerusalemme! Che bello questo Betlemme! Che santo questo Israele, che siete voi, che siamo noi! Avete superato tutte le leggi, perché oggi sì, è precetto... no, non è precetto... L'amore supera tutti i precetti del mondo, l'amore, e tutte le bufere: esterne ed interne, interne ed esterne. Tutte le bufere supera! La Gerusalemme piena di luce e di sole. Avete ascoltato, avete sentito e vivete questo mistero, e viviamo questo mistero. E che, sono parole gettate al vento? Sono parole sacramentali. Ogni parola è una maternità di grazia, una paternità di benedizione larghissima. Sentite la dilatazione del cuore? Il Profeta ce l'ha detto: «Dilatabitur cor tuum». Lo sentite come si è dilatato?

Ci ha condotti qui l'intuito, il puro intuito (lo sentiremo nell'ultima preghiera), il puro intuito della fede. Che bella stella, la stella del mattino! Come dice l'Apocalisse, può essere Lui, ed è Lui. Può essere anche Lei, ed è Lei, Maria, o la Chiesa, la stella del mattino. Puro intuito. La fede è l'intuito delle realtà invisibili: è vedere l'invisibile. Oh, se lo vedete! Non sareste qui! L'istinto del soprannaturale, l'istinto del soprannaturale. San Bernardo direbbe (lo dico anch'io con lui): «Desiderio feror, non ratione». Bel latino! «Desiderio feror, non ratione». Non sono qui perché ho ragionato chissà mai quanto per venire. No! Desiderio, amore, fede. «Desiderio feror»: sono portato dall'amore, «non ratione».

L'Apostolo - avete sentito - dice: «Vi offro la rivelazione di un mistero, così capirete bene il mio ministero, il ministero che mi è stato affidato: il mio ministero sacerdotale e il vostro sacerdozio regale e profetico». Il mistero. Quale mistero? Chiarisce l'Apostolo: tutti siamo «coheredes concorporales et comparticipes promissionis Chisti». Aprite il vocabolario: non le troverete queste parole. Il prefisso non lo trovate: concorporales. Troverete corporales e participes. Ma concorporales non lo trovate: l'ha coniato l'Apostolo. Siamo chiamati per vocazione, per ministero sacerdotale, per servizio sacerdotale ad essere un solo Corpo. Quale mistero! Un solo Corpo, concorporales. Bello! Con Lui, un solo Corpo. Con Lui.

L'intelligenza, la ragione (vi ritorno un momento poi concludiamo). L'intelligenza, con tutto il rispetto, e la ragione - e come! L'intelligenza, si è detto che è adatta alle opere servili, alle opere servili. E va bene. Se uno fa bene quello che deve fare, ogni occupazione è una vocazione. Basta che faccia bene quello che ha da fare. Una vocazione per tutti. Ma è un'opera servile, l'intelligenza. E la ragione, è stato detto, è come un'armatura, un'armatura per la costruzione, vuoi di una casa molto semplice, vuoi di una reggia. Quando hai costruito la casa o la reggia, basta: l'armatura è un ingombro. Ha servito - e come! -  la ragione. Ad un certo momento, «cum beatis Magis procidentes», non c'è che da buttarci in ginocchio e adorare.

Li avete portati i doni? Li avete dimenticati? Venite all'altare a prenderli. E' Lui l'oro - lo dice la preghiera della Chiesa adesso, all'Offerta - l'incenso e la mirra. E distingue anche i tre momenti in cui voi potete offrire questi tre doni: l'oro all'Offerta; l'incenso che brucia, alla Consacrazione; e la mirra nel mistero della Passione, della consumazione della vita del Signore, nell'Eucaristia, con noi. «Procidentes adoraverunt». Ora ci butteremo in ginocchio per ringraziare il Signore del dono della fede.