Don Luigi Bosio
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Omelia del 06.01.1987

 

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Solennità dell'Epifania del Signore (6.1.1987)

Ogni Celebrazione Liturgica è una epifania, cioè una manifestazione. Ma è una parola troppo usata. E' una rivelazione del Signore, è una rivelazione della presenza del Signore. Ogni Celebrazione Liturgica è una epifania. Ma questa è solenne epifania! Ma non è l'unica così solenne. Avvicino questa epifania. L'epifania del Natale è la rivelazione del Natale. L'epifania di Pentecoste è l'epifania della Pasqua. E l'altra epifania è l'Eucaristia, che è l'epifania delle epifanie, la Divinissima Eucaristia. Sono tre grandi epifanie. Ma la maggiore, la somma di tutte le epifanie è la Santissima Eucaristia, perché quanto più Egli si nasconde, tanto più ha il diritto e il potere di rivelarsi. E' piccolissimo... ma corre, corre veloce! Da un cielo all'altro - dice il Profeta - e dove passa suscita scintille, fuoco. E nessuno può nascondersi da questo calore e da questo fuoco. Tanto veloce, benché piccolissimo, che corre sulle ali dei venti. E' forte e veloce come un gigante. Può comandare, appena stende un dito del suo braccino piccolo piccolo, la furia dei venti e le tempeste dei mari.

Tre misteri. Anche oggi, in questo giorno, celebriamo pure tre epifanie, proprie di questa solenne Epifania del Signore. Tre miracoli, canta l'antifona. Ma alla parola miracoli, lo sapete, io sostituisco sempre tre misteri. A questi tre misteri rispondono e corrispondono tre sacramenti, oggi. Tre misteri. Una tempesta di luce che guida il cammino dei Magi. Una tempesta di grazia sulle rive di un fiume: il Battesimo di Gesù. Una tempesta di amore sopra una mensa nuziale, dove c'è del buon vino di sapore antico. Tre misteri, tre sacramenti, cioè tre epifanie.

I Magi che corrono. Hanno veduto la stella, hanno veduto il sole. L'hanno veduta nell'oriente. Allora io dico in breve: hanno veduto l'oriente, cioè hanno veduto il sole e con il sole hanno cercato e trovato il Sole, il Sole Divino. «Lumen requierunt lumine». Dicevo: una tempesta di luce. Oggi l'Apostolo dice: «Vi rivelo il sacramento nascosto da secoli», il grande sacramento della Pietà Divina in questa manifestazione di Gesù ai Magi e a tutti i popoli della terra. Il mistero della presenza di Gesù sulla riva di un fiume: una tempesta di grazia! Come ha potuto ricevere il Battesimo, Lui? La protesta di Giovanni: «Non ti battezzo! Sei tu che devi battezzare me!». Giovanni, ubbidisci. Si sono aperti i cieli: «Costui è il mio Figlio, in cui trovo tutta la mia gioia e la mia compiacenza». Da quel momento tutti i mari sono diventati mari e acque battesimali. Il sacramento si è come adagiato su tutte le acque dei mari e sono diventate acque battesimali.

E siamo vicini a una mensa nuziale. Oso dire che forse questo mistero terzo ci rivela la migliore delle tre epifanie, in un certo modo. «Hodie coelesti sponso juncta est Ecclesia», un'antifona dell'Ufficio Divino. Oggi allo Sposo Celeste si è unita la Sposa. Quali misteri! Quali sacramenti! Quali epifanie! «Quid retribuam tibi Domine?». Che cosa ti posso dare in ricambio, o Signore, per tutto quello che mi hai dato? «Non vult Deus sibi de tuo: vult de suo», dice il grande Dottore, sempre così presente nella Liturgia. Il Signore non vuole qualche cosa per sé di tuo: vuole il suo, che tu gli restituisca quello che è suo!

Mi butto in ginocchio. «Apertis tesauris suis», aperti i loro tesori, si prostrarono in adorazione. E se dicessi: «Apertis cordibus suis»? Aperti i loro cuori, si gettarono in ginocchio, in adorazione. Cosa ti devo offrire, Signore? Sei Tu il purissimo amore. Sei Tu l'umilissima preghiera. Sei Tu la dolcissima passione.

La preghiera di una vergine, Santa Gertrude, che dice: «Benedicat me Deus». Benedicimi, o Signore, e mi benedica «imperialis divinitas tua», la tua imperiale divinità. Imperiale divinità! Porta sulle sue spalle l'impero! L'impero... E col suo braccino snudato nel giorno di Natale, solleva come un trastullo tutta la terra e tutti i cieli. Fa' di me - dice la Santa - fa' di me che sono come uno spineto, spinetum (il testo è latino, è tedesca ma il testo è in latino), sono come spinetum, cioè una siepe di spine. Fa' di me, o Signore, rubetum, un roveto, un roveto che bruci come il roveto ardente di Mosè, con la presenza viva del Signore. Fa' di me come un campo dove scende la pioggia della tua benedizione, della tua santità e della tua pietà. Un campo... Io direi hortus conclusus. Fa' di me, o Signore, fa' di ciascuno di noi un giardino conclusus. No chiuso: sigillato. Un giardino paradisus voluptatis, un giardino dove c'è da impazzire, ebbri di gioia! Conclusus. Chiuso? No. Sigillato: è aperto, ma è ben sigillato, quasi da un folle, santo amore tuo per noi e nostro per te.