Don Luigi Bosio
Fine Menù
Omelia del 06.01.1988

 

  • Versione Pdf
  • Stampa
Solennità dell'Epifania del Signore (6.1.1988)

«Voi conoscete il mio ministero di grazia». Le parole sono dell'Apostolo e le abbiamo ascoltate pochi momenti orsono. «Voi conoscete il mio ministero di grazia». Sono qui come dispensatore dei misteri di Dio. Ripeto volentieri: il mysterium, ma che cerca il sacramentum. Il mistero, la celebrazione di questo mistero dell'Epifania che cerca il sacramento. La stella apparsa nel cielo è un segno, un sacramento: ha raccolto un mistero e l'ha dispensato a noi. E lo dispensa, oggi, soprattutto nel mio ministero sacerdotale, nella celebrazione somma, vertice di tutte le celebrazioni: la Celebrazione Eucaristica.

«A stella ad speciem celsitudinis», prega la Chiesa. Dalla stella alla rivelazione della sua Maestà, della sua Altezza. «A stella»: il sacramento. «Ad speciem celsitudinis»: il mistero. «A lumine ad Lumen». Dalla luce alla Luce. I Magi sono venuti ad adorare il Signore: hanno cercato il Lume con il lume. «A lumine ad Lumen», una Luce inaccessibile che può essere avvicinata e contemplata nel mistero. Questa luce della fede che apre la visione del mistero.

Ancora l'Apostolo che dice: «Per mezzo della celebrazione del mistero noi diventiamo «heredes, concorporalis, comparticipes» della vita del Salvatore. Eredi di tutta la sua ricchezza infinita. Concorporales: facciamo con Lui un corpo solo e ci consumiamo, in questo Corpo Divino che è il Corpo Mistico di Cristo Signore, nella consumazione della Beata Trinità. Comparticipes: fatti consorti della stessa vita e natura divina.

Il profeta Isaia: «Nunc vides». Il Profeta dice: «Tunc vides», verrà un momento in cui tu vedrai. «Nunc vides», oggi tu vedi «et adfluis», sei come un fiume che straripa, adfluis. «Miratur et dilatatur cor tuum», il tuo cuore, sotto questa spinta di grazia, nel mistero, si dilata e sei preso da una meraviglia di paradiso. Anche il mare si arresterà: le sue onde, mentre tu vi passi in mezzo, ti travolgeranno, ti sommergeranno in un vero mare di grazia, le cui onde, scosse anche dai tuoi palpiti di amore e di grazia, saliranno, zampilleranno fino alla vita eterna.

L'Epifania. Signore Gesù, è la tua Epifania o la mia epifania? La tua Epifania, la tua manifestazione, la tua rivelazione. Porterò, nella mia epifania, nella manifestazione e rivelazione della mia fede, i miei doni. Signore Gesù, cosa vuoi che ti porti? Cosa vuoi che ti porti? Attendo un momento la preghiera dell'Offerta. Sei Tu l'oro, sei Tu l'incenso, sei Tu la mirra. Sei l'amore misericordioso, l'oro purissimo. Sei il gemito della preghiera - l'incenso - quel gemito ineffabile che scuote e scruta le profondità dello Spirito. Sei Tu la mirra. Nel momento dell'Offerta ti offro il tuo amore: quel pane e quel vino (un frammento, poche gocce di vino). Quale sacramento! Al momento della Consacrazione divento incenso: l'incenso brucia e fa sentire il suo profumo sì, soltanto se è bruciato e consumato dal fuoco. Poi la mirra: il momento della Comunione che mi fa partecipe della tua Passione e della gioia e della pienezza di vita della tua Risurrezione.

Lo sapete che oggi è mistero di Celebrazione nuziale? «Hodie Caelestis Sponso iuncta est Ecclesia». Oggi allo Sposo Celeste è unita indissolubilmente la Chiesa. Perciò sono le nozze della mia Madre, sono le nozze della Chiesa, sono le nozze della celebrazione della Maternità Verginale di Maria, sono le nozze della mia e vostra maternità sacerdotale. Oro, incenso e mirra: la dote e i regali di queste nozze, nozze di castissimo amore, di umilissima preghiera. Anche di mirra, la mirra che nasconde nella sua amarezza una dolcezza di paradiso: quella dolcezza di paradiso che, come Divina Epifania, auguro a voi e a tutti i vostri cari.