Don Luigi Bosio
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Omelia del 03.01.1988

 

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Celebrazione Eucaristica della II Domenica dopo Natale (3.1.1988)

Un altro risveglio, dopo un dolce sonno e un bellissimo sogno e desiderio di correre a celebrare questa Liturgia Eucaristica. Un altro risveglio. «Media nocte clamor factus est». A mezzanotte si è sentito un grido: «Viene lo Sposo! Andiamogli incontro!».

Vorrei anche oggi offrirvi in canto la melodia purissima dell'Antifona, in cui viene aperta la porta d'oro per entrare in questa Liturgia di paradiso. «Dum medium silentium». Se cantassi la melodia gregoriana direi: la creatura che s'era smarrita, l'abbiamo ritrovata; quella creatura tanto amata, che s'era perduta, aveva perduto la vita nella morte, è risorta. Lo desideriamo ardentemente di riabbracciare questa creatura, cioè la purissima melodia gregoriana.

«Mentre un quieto silenzio avvolgeva tutte le cose e la notte era a metà del suo cammino, il tuo Verbo Onnipotente è sceso dal suo trono regale». «Dum medium silentium tenerent omnia et nox in suo cursu medium iter ageret, sermo tuus a regalibus sedibus venit». E' tradotto, nel testo italiano: «Mentre un quieto silenzio avvolgeva tutte le cose»... Il testo latino dice: «Dum medium silentium». «Medium silentium»: un profondo silenzio regnava e avvolgeva tutte le cose e la notte era a metà del suo corso, il tuo Verbo Onnipotente è sceso dal suo trono regale. Dovremmo aprire questa pagina del Libro della Sapienza, posarvi il volto, questa sera, e rimanere lì con il volto e coprire di baci questa pagina...

Fa eco poi oggi un altro testo del Libro Sacro: «La Sapienza apre la sua bocca e la apre nelle assemblee dei Santi». E' l'inizio del testo. E la conclusione è che la Sapienza stessa dichiara - per così dire - di aver messo le radici profonde nella Città Santa. Spicchiamo un po' - come si dice - il volo: la Sapienza che apre la sua bocca nelle Chiese, negli altissimi cieli, apre il suo seno, apre la sua bocca e pronuncia il suo Verbo Eterno. Dal talamo nuziale scende il Verbo Eterno. E' la stessa Sapienza che dichiara - per così dire - che la sua dimora l'ha stabilita con le radici nella pienezza della santità. «In plenitudine sanctorum detentio mea». Direi anche così: «In plenitudine silentii detentio mea». Mi piace tanto quel detentio: mette radici profonde e gelose nella pienezza del silenzio.

Il silenzio... E' l'eloquenza suprema dei saggi. Meglio: il silenzio è la suprema eloquenza dei Santi, l'eloquenza suprema dei Santi, il silenzio... La santità è una pianta che mette le radici nel deserto e con la sua cima può allora toccare il cielo.

Il rumore... I rumori che ci uccidono! E stato detto: i rumori che ci uccidono! Il martello, l'urto continuo che infrange ogni intimità umana e divina. Una molestia insopportabile! Il rumore: una molestia insopportabile. Il silenzio: una molestia piacevolissima! La serietà, la dignità, la santità della vita al suo apice: il silenzio.

Il silenzio eucaristico... Guardate quanto rispetto ha per noi! Quanto rispetto ha per noi, con il suo silenzio! Se io gli dicessi: «Fa' sentire a noi la tua voce! Fatti vedere!»... Io, anche per voi, lo scongiuro di rimanere nella purezza, nella bellezza del suo silenzio adorabile, eucaristico.