Don Luigi Bosio
Fine Menù
Omelia del 25.12.1986

 

  • Versione Pdf
  • Stampa
Solennità del Santo Natale (25.12.1986)

Visione del profeta Isaia: «Il Signore ha snudato il suo santo braccio». Estasi, in questa Liturgia. L'estasi della mia piissima Madre, la Chiesa, questa divina Liturgia, questa divinissima Eucaristia. «Il Signore ha snudato il suo braccio». Quando l'ha snudato, questo braccio? E che cosa è questo braccio? O chi è questo braccio che il Signore ha snudato per velare la sua potenza, la sua onnipotenza, la sua misericordia? Forse il braccio che ha tenuto nascosto, prima di snudarlo, cioè di scioglierlo e poterlo usare con tutta la sua veemenza, l'ha tenuto nascosto premendo sul suo seno paterno nella generazione del suo Verbo. Forse ha snudato questo braccio, quel braccino piccolo piccolo, che io vedo steso nel mistero dell'Incarnazione. Forse è quello il braccio che ha snudato? Credo di sì. E' Lui: la destra del Padre.

Dalla parola alla visione. Dalla visione, dalla profezia all'estasi. Quando la parola del Profeta è stata proclamata, abbiamo sentito annunciare questa parola dal libro del profeta Isaia. Io ho incominciato così: "Visione del profeta Isaia", estasi della Chiesa. Un libro... la storia... è come una cortina di ferro, una muraglia che mi stringe attorno, un cielo che mi prende il cuore, se rimango solo sul libro e nella storia.

«Il velo è stato tolto», dice l'apostolo Paolo. Ed è il momento supremo dell'angoscia e della sua morte. «Velum scissum est»: è stato spezzato, spaccato il velo, e tutto ci è stato rivelato. Dalla parola, dalle parole al Verbo. «A verbis ad Verbum». Dalla parola, dalle parole al Verbo. O ancora: dal Verbo al silenzio. Dico che Betlemme è la città dove c'è l'università del silenzio... l'università del silenzio. E la grotta sperduta nella campagna - che mistero! - là non c'è soltanto l'università del silenzio, ma l'universalità del silenzio, l'aula magna del silenzio. La grotta di Betlemme: l'aula magna del silenzio.

La cattedra di chi parla in questa aula magna? Vedo Giovanni Battista. E' là nel deserto. Forse è piegato fino a terra e bacia bocconi la terra, la sabbia del deserto, tutto in un fremito: «Lui è nato dopo di me, ma è prima di me!». La Vergine Beatissima, che stringe con ineffabile amore il Verbo Eterno, conservando gelosamente nel suo cuore e nel suo silenzio tutto quello che il Verbo le confida. Là, in un angolo, vedo lui, Giuseppe. E' tutto in un sudore! Fa cattedra anche lui, in questa aula magna! Tiene cattedra anche lui. E' tutto in un fremito... in un sudore... E ripete: «Perché a me? Perché a me?».

Nel Magistero della Chiesa incontro una bellissima parola del pontefice san Gregorio Magno: «Mi sento preso da una vertigine (è la sua parola: la vertigine!) davanti a Lui, in questo mistero della sua Incarnazione». Preso dalla vertigine. Quella pietra piccola... piccola... che si è staccata dalla montagna, da una roccia durissima: il seno del Padre, la Beata Trinità. Un sassolino piccolo - la visione del profeta Daniele - si stacca, prende corsa e su balzi e dirupi scende a valle. Ora che arriverà a valle, è diventato una montagna immensa, così da coprire tutta la terra. La piccola pietra è Lui, che copre con la sua misericordia, il suo amore, la sua sapienza e la sua bellezza, tutta la terra e tutto l'universo. La piccola pietra che si è staccata dalla durissima roccia, senza che nessuno la toccasse. Nessuno ha toccato la Vergine Maria: si è staccato da Lei, soltanto nella pienezza dello Spirito Santo.

Perciò posso pregare così, davanti all'Adorabile Bambino, e non mi prende più il tremito, il tremore davanti a questo braccino onnipotente e dico a Lui: stendi... prendimi e stringimi nel tuo amplesso. Così, «A sinu Matris ad sinum Patris». «A sinu Matris ad sinum Patris». Dalle braccia di Maria, dalla stretta di quel braccino adorabile, alla stretta e all'amplesso della Beata Trinità.