Don Luigi Bosio
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Omelia del 25.12.1987

 

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Solennità del Santo Natale (25.12.1987)

«Così dice il Signore». Il Profeta, che parla con la bocca di Dio. O Dio che parla con la bocca del Profeta. «Sarò io - dice il Signore al Profeta - sarò io la tua bocca».
«Signore, non si inorgoglisce il mio cuore e non levo con superbia in alto il mio sguardo. Non vado in cerca di cose grandi, perché mi accontento di quelle semplici e piccole. Sono come un bimbo sereno e tranquillo tra le braccia della madre sua. Come un bimbo svezzato appena. Israele, spera nel Signore, ora e sempre».

Non ho mai cercato cose grandi. Oso dire: «Testis mihi Deus», Dio mi è testimone. Non ho mai cercato cose grandi. Non si inorgoglisce il mio cuore. Sono come un bimbo appena svezzato. Alle volte dico al Profeta: mi permetti di dire al Signore che non sono come un bimbo appena svezzato, ma desidero rimanere da svezzare.

Dove il Profeta, il Cantore del Salmo, ha trovato queste parole? Credo che le abbia lette o ascoltate attentamente «ex ore Altissimi», dalla bocca dell'Altissimo. L'Altissimo ha parlato una volta per sempre, una sola. E la sua bocca è lo stesso Verbo, Parola che esce dalla bocca dell'Altissimo. Come un bimbo, quasi un bimbo, Lui, il Verbo Eterno che riposa tra le braccia della divina maternità del Padre suo, l'ineffabile maternità del Padre suo: il bimbo che oggi riposa tra le braccia della Madre, e voi e io con Lui. Perché Lui, il Padre, non può avere che un Figlio e se siamo tra le braccia della Madre, siamo così stretti a Lui da essere un solo Figlio. Tutti figli nell'unico Figlio.

Ma aggiungo un altro Salmo, in questa estasi natalizia, dove è detto in un versetto: «Magnus Dominus et laudabilis nimis!». Che grande è il Signore! Ed è da lodare, degno di ogni lode! Questo avverbio nimis mi piace assai. Nimis vuol dire che è da lodare 'fin troppo'! Non lo posso mai lodare come è degno di essere lodato e glorificato. Aggiunge il mistico impareggiabile espositore della Sacra Scrittura, sant'Agostino: «Noli contemnere parvolum». Il Salmo oggi lo possiamo proclamare con il cuore pieno di gioia! «Noli contemnere parvolum». Contemnere... mi pare una parola molto ardita di sant'Agostino. Quasi avrei preferito dire: «Nolite considerare parvolum», ma do ragione a sant'Agostino quando dice: «Noli contemnere parvolum». Quanto è piccolo! Non disprezzarlo se lo vedi così piccolo! Parvus, parvis: il piccolo che parla ai piccoli e può essere capito solo dai piccoli. Parvus, parvis: il piccolo, l'infinitamente grande, l'Eterno fatto così piccolo per farsi comprendere solo dai piccoli. «Suge quod pro te factus est et crescis ad id quod Ipse est». Succhia, suge, quello che per te è stato fatto e cresci a ciò che Egli è. Piccolo, piccolissimo: succhialo dalla maternità vergine di Maria - s'è fatto latte! - e cresci ut pervenias ad Panem, finché tu possa essere capace di mangiarlo e di divorarlo come Pane. Lodarti degnamente, nimis, nimis.

Tu sei «ante dies, ultra diem, sine die». Tu sei prima dei giorni, oltre i giorni. Tu sei senza giorni: Tu sei l'Eterno. «Et parva lingua quomodo potest glorificare tam magnum Deum?». Una lingua così piccola, così trepidante, parva lingua, come può lodare degnamente Colui che è infinitamente grande?

Sono tra le braccia con Lui, e voi con me, figlio unico della Madre Santissima e Le ripeto, con l'eco angelico di questo dolcissimo Natale: Signore, non si inorgoglisce il mio cuore, non ho mai cercato cose grandi, non ho mai alzato lo sguardo con superbia. Sono come un bimbo ancora da svezzare tra le braccia della Madre mia. E qui io posso succhiare quella lode che può risalire fino agli altissimi cieli. E succhiare quella pace della gioia e quella gioia della pace che offrirete abbondantemente in dono ai vostri cari.