Don Luigi Bosio
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Omelia del 28.12.1986

 

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Domenica fra l'Ottava del Natale del Signore - Festa della Santa Famiglia (28.12.1986)

«Beati coloro che hanno il loro nome scritto nel libro della Vita!». E' una beatitudine dell'Apocalisse. Beati e beate quelle famiglie che hanno il loro nome scolpito sulle pareti della casa della Santa famiglia di Nazaret! Possiamo entrare? Abbiamo bisogno di una guida. E la guida che ho tra mano è questa stupenda Liturgia e il palpito tenerissimo della Madre mia, la nostra Madre, la Chiesa. L'ho tra mano, questa guida, tra-mano. E le mani tremano di commozione. Apro la prima pagina per conoscere lo statuto di questa famiglia. Leggo, a caratteri di fuoco: «Questa casa è fondata sulla pietra e questa pietra è viva! E questa viva pietra è il Signore Gesù Cristo».

Entro - come mi dice la guida santa della Liturgia, nella Lectio stupenda dell'Ufficio Divino, oggi - entro «festinanter et veluti furtim», con fretta, con sollecitudine e quasi furtivamente, quasi clandestinamente. Ho detto: lo statuto di questa famiglia. Usa, la Lectio dell'Ufficio, tre superlativi per conoscere l'alto senso, l'arcano senso di questa famiglia: «Vita simplicissima, vita humillima, vita pulcherrima». Tre superlativi: una vita semplicissima, umilissima e bellissima.

Più sotto c'è il testo che oggi incontro nell'Antifona alla Comunione e che mi è sempre piaciuto tanto. Baruc mi dice: «Deus noster in terris visus est et cum hominibus conversatus est». Il nostro Dio s'è visto sulla terra, l'abbiamo visto; ed è venuto a conversare con gli uomini, a fare vita comune con gli uomini. Traduco, non proprio alla lettera, il «conversari cum hominibus» con effondersi, effondersi tutto in carità, in tenerezza verso le sue creature.

Non si tratta tanto di vedere Gesù nella sua presenza visibile, quanto di farlo vedere nella nostra vita... di farlo vedere nella nostra vita. Dammi la forza, o Signore, di fare immediatamente il mio dovere quotidiano. Cosa vado a pensare che sia mai la santità, anche nella stessa Famiglia di Nazaret? Signore, dammi la forza di fare immediatamente, momento per momento, il mio dovere quotidiano e di diventare un eroe e un santo, nel mio dovere quotidiano. Il dovere quotidiano è l'intimità radicale con l'essenziale, cioè con la verità e la carità sua: verità e carità che è sempre la stessa, ma è sempre nuova, nuovissima.

Forse... forse abbiamo cercato tante cose, le abbiamo anche avute... Forse abbiamo avuto tutto. Forse ci siamo un po' allontanati dal Tutto, da Colui che è tutto. Anche avessimo tutto e non abbiamo Lui che è il Tutto?

Possiamo entrare nella casa di Nazaret per ritornare vicino a questi Ospiti santissimi. Sogni di infanzia e di una vita intera. Una bella famiglia, la vera famiglia, la famiglia cristiana. Il focolare domestico, il calore domestico, il santuario domestico, la Chiesa in miniatura. Ritorneremo a Nazaret? Ritorneremo a Nazaret? Credo di sì, mi sembra che siamo sulla via buona, perché abbiamo tutti un affanno struggente e una sete bruciante di una vita semplice di bellezza e di santità.