Don Luigi Bosio
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Omelia del 19.04.1987

 

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Domenica di Pasqua - Solennità della Resurrezione del Signore (19.4.1987)

Alleluia! Ed ecco i cieli e la terra sono pieni della gloria e della lode di Dio. Alleluia! Ed è una pioggia a dirotto di grazia, di pace che scende dal cielo. Il ministro del Signore, come sacerdote, nel suo «Ministerium Verbi», nel dispensare la Parola del Signore, ogni sua parola deve avere il sapore del sangue. Io devo mettere del sangue in ogni parola che pronuncio, il suo sangue. E sarò felice se posso mettere nel sangue di Gesù anche una goccia del mio sangue, così che ogni parola abbia il sapore del suo sangue. E il sangue, che cola dalle ferite e dal cuore, quando suda sangue, esce con silenzio, in grande silenzio. Così, questa parola di sangue è tutta intrisa di silenzio. E questa parola di silenzio è tutta intrisa di sangue. Così, al dire stupendo del Cantore della verità, gli amici del Signore non rimangono mai in questo silenzio senza la Parola del Signore, perché con i suoi amici egli confida: «Verba silentii». E' superba questa espressione! Stupenda! «Verba silentii», le parole del silenzio. «Verbum silens» che comunica e confida le parole del silenzio.

Oggi, Solennità che è il vertice ed il cuore di tutte le Solennità e Celebrazioni Liturgiche, ascolterò come amico dello Sposo - San Giovanni Battista - o come sposa - la Chiesa vicina allo Sposo - qualche gemito, qualche palpito tenerissimo di questa Maternità Divina del Padre e della Chiesa.

«Valde mane. Valde mane». E ancor prima del «valde mane» - tradotto: di buon mattino - molto per tempo è spuntato il sole. Ha seguito quella Stella del mattino che sfolgora nell'Infinito e nell'Eterno, nel cielo della Beata Trinità. La Stella del mattino è Lui. «Orto iam sole», il Sole è Lui. Di buon mattino...

E c'è un altro mattino, oggi, che risuona e tocca ineffabilmente il nostro cuore, c'è un altro mattino: questo «mane vespertino». Prendete le parole molto al di sopra del loro senso letterale: il 'mane', questa mattina molto per tempo e il 'mane' di quest'ora dei discepoli di Emmaus. «Mane nobiscum, Domine. Mane nobiscum, Domine». Rimani con noi, Signore, perché sei Tu il Mattino Eterno. Quel mattino in cui con Te, o Gesù, io sono nato. Tu, come Unigenito e Primogenito di una moltitudine di fratelli. E poi, quando mi hai plasmato nel Sacramento della Creazione. Oggi, creatura nuova in Cristo, sentirò come posarsi sopra di me il Dito di Dio che mi plasma, che mi plasma con infinita tenerezza. Il Dito di Dio è il Dito della Destra di Dio e la Destra di Dio è il Verbo. E il Dito di Dio è lo Spirito Santo. «Mane, valde mane, mane vespertino». Signore, «mane nobiscum», rimani sempre con noi.

E faccio appello oggi - e lascio spazio alla Liturgia, non voglio derubare nulla alla Divina Liturgia - faccio appello a qualche bella riflessione dei santi. San Giovanni Crisostomo, che dice: «Vulnera mea». Lascia parlare il Signore che si confida con lui e gli dice: «Vulnera mea non tantum gemitus meos educunt, sed melius introducunt te in visceribus meis». Le mie ferite ho lasciato che me le aprano, non tanto perché sentiate i miei gemiti, ma perché abbiate modo di introdurvi nelle mie viscere, nella profondità del mio cuore, negli abissi del mio amore.

E una preghiera ancora di Santa Gertrude vergine, quando si rivolge a Gesù, nel monastero di clausura, avvolta nel silenzio, e gli dice: «Che io ti segua, o Signore, e che languisca d'amore per te!». Cosa vuol dire languire... come 'venir meno'. «Che io possa languire, venir meno, sentirmi sfinire e consumare d'amore per te! Et ex desiderio mori, morire per il desiderio di te e di poterti vedere. E ancora, di lodarti cum iubilo che la mia vita sia tutta una lode giubilante. Anche se non ho parole da dirti, ecco, il mio cuore si abbandona nel giubilo dell'estasi. E soprattutto concedimi di conflagrare incendio amoris tui, caritatis tuae, che io possa eternamente conflagrare, bruciare insieme con te, nell'incendio della tua carità».

La Vergine Maria Beatissima è qui: la sentite, la vedete. Vi offro una tenerissima carezza della sua Maternità e un sorriso di benedizione pasquale di ogni bene e di ogni consolazione, per voi e per i vostri cari.