Don Luigi Bosio
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Omelia del 07.04.1985

 

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Domenica di Pasqua - Solennità della Resurrezione del Signore (7.4.1985)

«Fa' squillare la tromba! Suona il corno! L'Aquila voli sopra la Casa d'Israele!». E' un ordine divino al profeta Osea. Dal profeta Osea l'ordine passa oggi a me. E il Signore mi dice: «Fa' squillare la tromba! Fa' volare quest'Aquila sopra la Casa d'Israele!». Quest'Aquila invitata a volare sopra la Casa d'Israele, che è la Chiesa, non era Osea, non sono io, ma è l'Aquila Divina, l'Aquila reale, l'Aquila regale che oggi volteggia qui, sopra la santa assemblea dei fedeli. L'Aquila che è balzata, rovesciando la grossa pietra, fuori dal sepolcro e ha lasciato nel sepolcro le bende, i lacci, le catene che ci tenevano schiavi.

Quest'Aquila poi stende le ali perchè, secondo l'ordine divino - è il Signore stesso - vuol provocare i suoi nati, i suoi piccoli a volare. E quando la Parola del Signore, e l'ordine suo è così chiaro, non c'è bisogno di aggiungere altre parole. «Ornari ipsa veritas vetat», non si deve caricare di parole la chiarissima Parola del Signore. «Contenta doceri», basta che sia insegnata e presentata così, semplice e chiarisssima com'è.

Oggi il Mistero ci fa tenere gli occhi fissi sulla tomba vuota, il costato aperto di Gesù crocifisso. Dal costato di Adamo è nata la sua sposa, mentre dormiva, lui. Dal costato spaccato di Cristo Signore è nata la Chiesa, non mentre Egli dormiva, ma mentre pativa in un modo ineffabile e mentre moriva. La morte credeva di avere ucciso la Vita e invece la Vita, morendo, ha ucciso la morte.

In ogni angoscia - forse anche oggi, solennità di Pasqua, ci sono degli affanni e delle angosce - in ogni angoscia c'è un bagliore di eternità, nascosto in quel fondo. Oggi la Liturgia, o meglio: questa notte, ma anche ora, ci ha lasciato il segno visibile di Cristo Signore risorto. «Sicut cereus, sicut cervus», ha cantato questa notte: un cervo assetato che bruciava dalla sete, correva in cerca di questa Luce, di Cristo Luce.

Non è più il cervo, in questa Celebrazione Eucaristica, ma ritorno a quell'Aquila Divina che volteggia sopra tutti noi. Forse, nella Liturgia Natalizia ci ha invitato, e anche noi abbiamo preferito, nasconderci sotto le sue ali. Quest'Aquila, oggi, a Pasqua, forse ci invita, e anche noi preferiamo, metterci sopra le ali!

Pasqua! A Pentecoste, uno scossone di queste ali che ci gettano, ci proiettano nell'Infinito, rapiti da un turbine di fuoco, in una Luce infinita, nella sua Bellezza infinita.

Gioia, vita, santità, quasi come una Pasqua di Paradiso, per voi e per tutti i vostri cari.