Don Luigi Bosio
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Omelia del 03.06.1990

 

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Celebrazione Eucaristica nella Solennità di Pentecoste (3.6.1990)

Chi ha sete, venga e beva. Anche perché la sete, vicino al fuoco e a ferite aperte, diventa bruciore per tutto il corpo e il cuore diventa un braciere e la vita un olocausto. Chi ha sete, venga e beva.

La testimonianza dell'apostolo Paolo: «Fratelli, sappiamo bene che la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto. Essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l'adozione a figli e la redenzione del nostro corpo, poiché siamo stati salvati nella speranza. E lo Spirito aiuta, ci è di aiuto, perché nella nostra debolezza non sappiamo nemmeno che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede per noi insistentemente, con gemiti inesprimibili. E colui che scruta i cuori, sa quali siano i desideri dello Spirito, perché egli intercede per i credenti, secondo il disegno di Dio». Ogni creatura piange e geme, come nei dolori del parto. La creazione è tutta come in uno stato di violenza e soffre i dolori del parto. Anche noi, dentro di noi gemiamo, aspettando la rivelazione, l'adozione a figli e la risurrezione, la redenzione del nostro corpo.

Il mistero è grande. Il Cristo è nella Chiesa. Gesù sposo è nella Chiesa sposa. Gesù capo è nella Chiesa corpo. Ogni creatura «clamat generationem aeternam». Ogni creatura grida la generazione, la maternità, il mistero della maternità eterna. La maternità della creazione e la nostra maternità in questa celebrazione, il gemito della nostra maternità Eucaristica. «Feliciter ebrii». Chi ha sete di questo fuoco, venga e beva. E inebriatevi! Coloro che ascoltavano gli Apostoli predicare nel giorno della Pentecoste, hanno detto, schernendoli: «Ii ebrii sunt». Sono ebbri, sono pieni di vino dolce. E' vero: «Feliciter ebrii» perché hanno bevuto di quel Grappolo, «magnus botrus calcatus», il grande Grappolo premuto, spremuto, stritolato nel torchio della Passione e della Croce.

I santi amori di questo sposo e di questa sposa. Il mistero è grande: il mistero della nostra maternità, che ho chiamato maternità Eucaristica. San Bonaventura, Padre della Chiesa, il Serafico, di questi amori santissimi dice: «Ecco: concepimenti casti, più casti, castissimi! I loro sguardi: casti, più casti, castissimi! La loro unione è casta, più casta, castissima».

La purissima luce della verità, la sobria ebbrezza dell'amore, la pienezza della vita e la bellezza della santità, per una felicissima Pentecoste a voi e ai vostri cari.