Don Luigi Bosio
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Omelia del 02.04.1989

 

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Celebrazione Eucaristica della II Domenica di Pasqua (2.4.1989)

Fa', o Signore, che comprendiamo e viviamo il mistero che stiamo celebrando «digna intellegentia». Che abbiamo da capire, da comprendere e da vivere? Il mistero che stiamo celebrando, «digna intellegentia», come bambini piccoli, piccoli, appena nati: lo spazio di una settimana dalla Pasqua. Con l'intelligenza dei bambini, con l'innocenza dei bambini, con la chiarezza, la purezza, l'istinto e l'intuito della fede.

Digna intellegentia è la fede: capire e vivere in modo degno il mistero che stiamo celebrando. Intellegentia la ragione, la nostra intelligenza, proiettata all'infinito con la fede.

Con Giovanni, l'Apostolo, l'Evangelista, il Cantore dell'Apocalisse, rapiti in estasi. «Ho udito una gran voce che diceva: "Giovanni, scrivi". Ho visto il Figlio dell'uomo, colui che raccoglie in sè tutta l'umanità, il Figlio dell'uomo, e sono caduto ai suoi piedi. Mi trovavo in un'isola, relegato, condannato all'esilio». Noo! Noo! Privilegiato dal Signore, nel deserto della solitudine, nel silenzio dell'isola, per il Verbo di Dio, per ascoltare il Verbo di Dio ed essere testimone e martire di Gesù.

Ascoltare nel Silenzio il Verbo di Dio, come in questo momento beato di questa piissima e Divina Liturgia, come bambini di pochi giorni, come gli Angeli cantori al sepolcro della Risurrezione.

Nell'ascolto del Verbo, il Verbum Dei, il Verbo di Dio. Dux Sapientiae, il principio della Sapienza. Dux Verbi, il principio, l'origine della Parola, la Parola eterna. Verbum Magistrum, il Verbo, no 'magistrale': il Verbo Maestro.

«O cara Veritas!». Siamo i figli della Verità. «O cara Veritas et vera Caritas!». O vera Carità! O cara Verità!