Don Luigi Bosio
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Omelia del 13.04.1986

 

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Celebrazione Eucaristica della III Domenica di Pasqua (13.4.1986)

«Tu ci hai rinnovati, cioè ci hai dato vita nuova, con i sacramenti pasquali». Per un atto di devozione alla piissima Madre, la Chiesa, risaliamo alla sorgente, dico al testo latino, il quale dice e canterà al termine della Santa Messa: «Tuis aeternis mysteriis nos renovasti». L'acqua è più fresca, più viva! Siamo con la bocca a premere là dove zampilla la sorgente. La traduzione è (ed è esatta): «Tu ci hai rinnovati e ci rinnovi con i sacramenti pasquali». Il testo latino dice: «Tu ci hai rinnovati e ci rinnovi con i tuoi misteri eterni». Acqua più fresca, più viva! «Mysteriis aeternis». Mette l'Eternità come fonte di vita nuova, perché soltanto l'Eternità - nonostante le molte cose che si rinnovano - solo l'Eternità è veramente sempre nuova: l'eterna novità di questa Divina Liturgia. Che rupe, che roccia, che parete! Che chiodi da fissare «in altum», in profondità e verso l'alto in questa parete! E salendo, quali orizzonti! Non siamo sospesi sopra la terra: siamo sospesi verso il Cielo.

«Tu ci hai rinnovati e ci rinnovi con i tuoi misteri eterni». «Renovasti nos et renovas tuis mysteriis aeternis». La traduzione: «Tu ci hai rinnovati e ci rinnovi con i sacramenti pasquali». Sì, è esatto! Ma credo che, con voi, abbiamo fatto un piacere, un atto di delicatezza filiale alla Madre, la Chiesa, risalendo proprio al testo come è sgorgato dal suo seno materno.

Quei chiodi piantati fondi, a fondo, nella parete, «petra durissima». Diceva già il testo sacro dell'Antico Testamento: «Ha fatto scaturire l'olio dalla pietra durissima». L'olio, l'unzione del suo Spirito, della sua Sapienza, dalla pietra durissima. Abbiamo detto, diciamo: «Petra Christus», la pietra durissima e dolcissima è Cristo Signore. E questi chiodi forti, robusti, sono dolci chiodi, per due motivi (ha cantato la Liturgia a Pasqua): perché sono piantati in un legno dolce e sostengono un dolce peso. Il legno dolce è la croce. E il dolce peso sostenuto dalla croce di legno è Cristo Signore. Perciò: dolci chiodi!

Le parole del Sapiente, della Divina Sapienza sono questi chiodi, i quali poi ci sono consegnati e affidati da tanti maestri. Ritorno al testo sul quale ci siamo soffermati nel Vespro Pasquale, il Libro dell'Ecclesiaste, capitolo XII, verso la fine: «Questi chiodi, che pur consegnati a noi dalla Divina Sapienza attraverso tanti maestri, vengono da un Pastore solo: il Padre o il Verbo Incarnato». Continua il testo: «Oggi non possiamo contare tutti i libri che si scrivono»  (dice così, andate ad  osservare il testo al posto indicato). «Plures libros facimus». E di questi libri «nullus est finis». Mille e mille e mille anni orsono, forse il Profeta vedeva in che condizioni ci troviamo noi oggi, con tutti i libri, tutte le parole, tutti i discorsi... Quante cose! Non c'è fine! E di tutto questo - diceva allora - «afflictio carnis», una stanchezza anche fisica, oltre l'afflizione spirituale.

«Finem loquendi audiamus», dice il testo sacro. Mettiamo fine, mettiamoci uno scopo a tutto questo parlare. «Finem loquendi audiamus». Cosa dice il testo? «Deum time, hoc est enim omnis homo». Temi Dio, e l'uomo è tutto questo, sta tutto qui. Due parole: «Deum time!». Temi Dio! E' il primo chiodo, fortissimo, perché l'inizio della Sapienza viene da questo santo timore.

«Tu ci hai rinnovati e ci rinnovi con i tuoi misteri eterni». Sono due voci che risuonano, suonano nello spazio e nel tempo: l'Infinito che ha come eco l'Eterno. La voce dell'Eterno che ha come risposta, come eco, l'Infinito. Queste due voci.

E oggi, nella presenza di Gesù: l'avete riconosciuto, lo riconoscete nello spezzare il pane. E' qui presente, misticamente, nel dono della fede: nella Liturgia in modo sacramentale e nella Divina Eucaristia, con la sua presenza adorabile, personale, nella Divinissima Eucaristia.

Così che veramente in questa adorabile Eucaristia c'è tutto l'uomo, c'è tutta l'umanità, c'è tutta la mia vita, che è la vita stessa del Signore Gesù. Il mio Signore, la mia vita, il mio Dio! Lui, ieri benedetto, oggi e nei secoli. Amen.