Don Luigi Bosio
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Omelia del 09.05.1987

 

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Celebrazione Eucaristica della IV Domenica di Pasqua (9.5.1987)

«Io sono venuto perché abbiate la vita e l'abbiate in abbondanza». Il Maestro Divino. L'apostolo Pietro: «Siamo stati sanati, guariti dalle sue lividure». Il cantore profeta ci offre il testamento autentico del Martire Divino. «Io sono venuto perché abbiate la vita e l'abbiate in abbondanza». Non solo la vita umana, terrena, ma una vita sovrumana, soprannaturale, la mia stessa vita, perché viviate la mia stessa vita: una vita divina, una vita deiforme, così come vive Dio stesso. E' veramente una sovrabbondanza di vita. Per questo sono venuto. Ed è per questo che la Liturgia si profonde in gioie, in gaudi purissimi. «Quo propter profusis gaudiis totus per orbem terrarum mundus exultat». Perciò, in una profusione di gioie pasquali, tutto il mondo esulta e sussulta di questa gioia. Così, in una pace divina, come un bambino tra le braccia della madre sua. E questa madre è la Chiesa. E questo bimbo è ciascuno di noi. E questa madre è Gesù stesso. E questa madre è ciascuno di noi. «Quapropter profusis gaudiis totus per orbem terrrarum mundus exultat».

A quale prezzo? «Livore eius sanati sumus». C'è proprio da sentirci trafiggere il cuore, come abbiamo udito proclamare. Trafiggere il cuore livore eius, dalle sue lividure. Lividure... sono proprio dure queste lividure: la flagellazione, la corona di spine, la trafittura del cuore, i chiodi, la morte. Quali lividure! Da queste lividure siamo stati guariti.

Questo è il testamento che ci ha lasciato. «Testamentum fidele». Un commento sarebbe anche nel vostro desiderio e di piacere per la Liturgia, se potessi ripetere - a commento - il testo latino di Sant'Agostino. Lo dico in italiano. «Testamentum meum fidele», il testamento che vi ho lasciato è veramente degno di fede. Sono io che ho fatto da mediatore - dice il Signore. Sono io il firmatario. Sono io il fideiussore. Sono io il testatore di questo testamento. E io sono la stessa eredità di questo testamento. Io erede con voi e voi coeredi con me.

Saluto la Vergine Beatissima. E' un testo, un'espressione dell'Enciclica "Redemptoris Mater" per l'anno mariano. Lo dico nel testo latino, come è stata stilata la prima edizione, nella lingua materna della Chiesa: «In anima huius Filiae Sion patefacta est quodammodo tota gloria gratiae». Che lo Spirito Santo ve le incida nel cuore, queste bellissime parole! Nell'anima di questa Figlia di Sion - la Vergine Maria - «patefacta est», è stata rivelata, è stata mostrata alla terra e al cielo, in un certo modo, «quodammodo gloria gratiae Mariae», la gloria della grazia. Che bello! Ve le scolpisca l'amore e lo Spirito Santo nel cuore! Senza articoli, senza verbo. «Maria est gloria gratiae». No: «Maria, gloria gratiae». Maria, la gloria della grazia.