Don Luigi Bosio
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Omelia del 28.04.1985

 

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Celebrazione Eucaristica della IV Domenica di Pasqua (28.4.1985)

«IO SONO mi ha mandato a voi». Donde vengono queste parole piene di mistero? «IO SONO mi ha mandato a voi». Le ha udite, nel tempo, Mosè vicino al roveto ardente, tutto infuocato nel volto e nel cuore. Non so come abbia potuto ritenere nella memoria queste parole: «IO SONO mi ha mandato a voi». L'ordine di andare al popolo ebreo per la salvezza. «Chi è il tuo nome?». «IO SONO». CHI E' mi ha mandato a voi. Non: Egli è, ma ESISTE. Egli è l'Essere purissimo! «IO SONO». E se sono qui è proprio per lo stesso ordine ricevuto da Mosè: «IO SONO mi ha mandato a voi».

Giovanni ripete queste parole questa mattina, nella sua Prima Lettera. Le avete udite: «Quando apparirà lo vedremo così come Egli è». Giovanni ha una certa esperienza, felicissima, perché già all'inizio del Vangelo dice: «Et vidimus Eum», l'abbiamo già visto, «quasi Unigenitum a Patre», l'Unigenito del Padre. L'abbiamo visto! E qui, come nell'inizio della Lettera, la Prima Lettera di San Giovanni (oggi è il capitolo terzo della stessa Lettera), dice Giovanni, ebbro di gioia: «Vidimus Eum et perspeximus Eum et contrectavimus Eum». L'abbiamo visto! Perspeximus, l'abbiamo scrutato - per così dire - fino in fondo. L'abbiamo contemplato, perspeximus et contrectavimus: l'abbiamo toccato. Contrectare vorrebbe dire - passi la parola - maneggiare. L'abbiamo... palleggiato, il Verbo, tra me e il Padre, tra me e la Madre sua. Abbiamo palleggiato, contrectavimus Verbum.

Grazie, Giovanni carissimo, di questa rivelazione! Bisogna salire a capo chino fino al vertice più alto della visione e della contemplazione. Gli antichi dicevano, chiamavano il cuore l'acropoli della Divinità, acropolis Divinitatis, il nostro cuore. E non è un autore cristiano che lo chiama così, il cuore. Acropoli vuol dire città alta. Il cuore è la città alta della Divinità, dalla quale si può vedere e scrutare la Divinità stessa, quando - come dice il Signore - cor est purum. Beati i puri di cuore perché vedranno Dio. Quando il cuore è semplice, cor simplex. Da questa città altissima, l'acropoli della Divinità, si può contemplare Colui che è. E dare uno sguardo giù, alla vasta pianura, alla grande città, le due città: Gerusalemme e Babilonia.

Ma diamo uno sguardo anche a quello che è il senso di tristezza, di frastuono che viene dalla città di Babilonia, con un senso di compassione e di comprensione. E' stato detto che oggi questo mondo è quello nel quale le tecniche private e pubbliche ci portano all'annientamento. La minaccia c'è. Le tecniche private e pubbliche ci portano all'annientamento. Chi ha detto: «Signore, dacci un cuore di bronzo o altrimenti che venga arrestato il progresso!». Diventiamo tutti cose, macchine, massa...

Allarghiamo lo sguardo nella zona, nella città di Gerusalemme, piena di luce. In noi c'è Qualcuno che con la sua Presenza ci libera dalla nostra presenza.
Se Dio è, se Dio è - e Lui solo è - io sono felicissimo di non essere!