Don Luigi Bosio
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Omelia del 16.04.1989

 

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Celebrazione Eucaristica della IV Domenica di Pasqua (16.4.1989)

«Ego et Pater unum sumus». «Io e il Padre siamo una cosa sola». E' necessaria una forza e un'umiltà senza pari, cioè la tua grazia, anche solo a pronunciare e ripetere queste tue parole: «Io e il Padre siamo una cosa sola». «Arcana verba!». Bisogna averle sentite da Lui per poterle pronunciare. «Multi loquuntur», molti parlano, senza prima aver ascoltato quello che è stato detto loro. «Arcana verba ab Aeterno Verbo». Arcane parole dell'Eterno Verbo. «Io e il Padre siamo una cosa sola, Uno solo. Però Lui è il Padre, Io il Figlio. Io nel Padre e il Padre in me. E voi in me e con me nel Padre, ardenti, incandescenti, divorati, consumati nelle fiamme del Divino Amore». Solo ripetere queste parole è celebrarle, cioè viverne la verità nel mistero di questo servizio sacerdotale, nostro servizio sacerdotale. E non siamo noi che serviamo il Signore. «Mirum!». Cosa meravigliosa! E' Lui che serve noi. Per questo è servizio sacerdotale.

Ma dimmi, Gesù, Tu hai rivolto queste parole a chi era così poco ben disposto ad ascoltarti! Anzi, appena hanno sentito queste tue arcane parole, «sustulerunt lapides ut lapidarent eum», hanno dato mano alle pietre per lapidarti. «Dura duris», i duri non sono capaci altro che di cose dure. «Dura duris».

Dicevo: è necessaria una forza divina e un'umiltà senza pari, solo a ripetere queste santissime parole. E la preghiera l'ha implorato per noi: «Fortitudo pastoris et humilitas gregis». L'ho cantato nella prima preghiera, che è l'orazione 'Colletta', dove si raccolgono tutti i voti e i desideri della Chiesa. «Fortitudo pastoris et humilitas gregis». E' la scuola della Divina Sapienza.

Avrei desiderato, da Pasqua a Pentecoste, aprire una pagina santa del Libro della Sapienza, al capitolo VII. Rimane nel desiderio e nella pietà vostra e mia. La Pasqua è la prima Pentecoste. E la Pentecoste è la vera Pasqua. E' veglia di attesa alla venuta dello Spirito Santo. Lo Spirito Santo di cui il Libro della Sapienza dice: è libero, chiaroveggente, ogniveggente, sottile, sottilissimo, acuto come una spada a due tagli, che penetra fino nel midollo delle ossa, fino al punto di unione, di congiuntura tra l'anima e lo spirito, lì tra l'anima e lo spirito, cioè fino all'anima del mio cuore e fino al cuore della mia anima. Nel cuore della mia anima e nell'anima del mio cuore. «In acie mentis», sulla punta acutissima dell'anima.

Ma ritorniamo al principio, «ad Unum». «Capis Unum captus ab Uno». Potrai capire, carpire ed abbracciare e possedere e assaporare l'Uno, quando ti lascerai afferrare e rapire dall'Uno, da Lui, solo da Lui. «Capis Unum captus ab Uno».