Don Luigi Bosio
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Omelia del 23.04.1989

 

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Celebrazione Eucaristica della V Domenica di Pasqua (23.4.1989)

Questa è la nostra Pasqua, «Pascha nostrum». «Quintum Pascha», la quinta Pasqua, in una profusione di gaudio per tutta l'umanità. «Quapropter, profusis gaudiis, totus per orbem terrarum exsultat Ecclesia». E' il ritorno alle sorgenti della vita. E' una perenne giovinezza  di cui ci fa dono la Chiesa, la Liturgia, la Madre Chiesa. Duemila anni di vita sono appena vent'anni. E si rinnova continuamente, come le penne dell'aquila: dalla vecchiaia alla giovinezza, alla nuova vita. «A vetustate ad venustatem», come canta oggi la Liturgia: dalla vecchiaia alla novità, alla giovinezza, alla nuova vita. Venustas: il contario di vetustas. Venustas: bellezza ideale, perfezione ideale, armonia, eleganza divina.

Viene deposta la veste consunta e si è ricevuta nella Pasqua - e oggi si rinnova - la veste nuova, l'abito nuziale, che dà diritto di entrare a queste nozze e di penetrare e di salire sul mistico talamo dello Sposo Divino. Il ritorno dalle molte cose all'Uno. Molte cose... Molte cose. «Ad Unum, Unum simplex», all'Uno semplice, all'Uno, l'Unico necessario.

«Ecco, io faccio nuove tutte le cose».

«Io, Giovanni, ho visto (l'Apocalisse di Giovanni e nostra), io Giovanni, ho visto». «Che cosa hai visto?». «Ho visto i cieli nuovi e la terra nuova, e ho udito la sua voce che diceva e gridava quasi: "Ecco, io faccio nuove tutte le cose, rinnovo tutte le cose"». Giovanni riceve l'ordine di scrivere. «Johannes, scribe!». Scrivi, Giovanni, perché queste parole sono fedelissime. Sono fedelissime, perché fedelissimo è il Verbo che nascondono e rivelano.

Le parole del Signore si vedono! Si ascoltano. Noo! Sono così vere che si vedono, le parole del Signore! «Verba Domini, verba visibilia sunt». Si vedono, le parole del Signore! E danno vita, sono consecratorie, sono sacramentali, non perché vengono dette, solo perché vengono dette o vengono ascoltate, ma perché si credono! «Verbum fidelissimum, non quia dicitur, non solum quia auditur, sed quia creditur». Io credo a queste parole, credo al Verbo nascosto nell'arcano di queste parole. E' la brezza, è l'ebbrezza della Divina Sapienza. La brezza, l'ebbrezza della Divina Sapienza.

Lo Spirito Divino, tu sai, lo senti, lo conosci, ma non sai donde venga e dove vada. E' semplice e molteplice: tanto più molteplice, quanto più è semplice. E tanto più è semplice, quanto più è molteplice. Lo Spirito del Signore è sottile, è sottilissimo, è acuto, è agilissimo, penetra dappertutto per la sua semplicità e la sua purezza. E spezza tutte le catene, le catene del tempo, dello spazio, del luogo, del pensiero - quasi - della ragione, della scienza, della tecnica (con tutto il rispetto per queste cose). Spezza tutte le catene e penetra, per la sua semplicità, dappertutto, soprattutto nei cuori che si aprono ad accoglierlo.

Questa profusione di gaudio è il fiume impetuoso dalle molte acque della Grazia e della vita che preme, preme e zampilla dalla sua Presenza Eucaristica e dalla Celebrazione di questo Mistero Liturgico. Sentite come preme! Quando il cuore è appena toccato, è dilatato ed è ferito e risanato dalla passione santa del suo Amore e dal sapore delle cose divine.