Don Luigi Bosio
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Omelia del 30.04.1989

 

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Celebrazione Eucaristica della VI Domenica di Pasqua (30.4.1989)

La Liturgia è l'arte divina della preghiera. La Liturgia è la Chiesa in preghiera. Se la Chiesa è in preghiera, è Lui che prega, è Lui l'orante, Lui che prega per la sua Chiesa, nella sua Chiesa. E la preghiera sua - e della Chiesa in Lui - oggi è questa: «Ut sacramento magnae pietatis aptemur». Fa', o Signore, che siamo capaci di accogliere il sacramento della tua grande pietà. «O magnae pietatis sacramentum!». E' il teologo Paolo che cede la parola al mistico Giovanni (lo udiremo tra poco). E' un mistico Paolo che cede la parola al teologo Giovanni. O meglio: il mistico Paolo che cede la parola al mistico Giovanni.

Dire 'mistero' e dire 'mistico' è essere giudicati fuori della realtà. Ci si mette in allarme. Un torto all'intelligenza e alla fede, il mistero, mentre la vera scienza, la vera conoscenza è tutta nascosta e rivelata nel mistero e nella vita mistica. La Teologia è un'immersione nel mistero. Il Santo Padre, nel primo discorso che ha rivolto ai fedeli nel pellegrinaggio in Africa (lo sta compiendo, il pellegrinaggio apostolico, tra gli Africani) ha detto, tra le prime parole che ha rivolto a loro: «La morale non si vota. La Verità non si vota. Non è da mettere a voti, la Verità. La Verità si crede, la Verità si vive».

Ed ecco il mistico Giovanni, sospeso tra cielo e terra, tra mare e cielo. E' solitario, nell'isola allora sperduta (oggi non c'è più nulla di sperduto), sperduta nel mare: l'isola di Patmos. Sospeso? No sospeso! No sospeso, ma estatico, estatico. «Un angelo substuli me, mi ha preso di forza, forza d'amore, e mi ha trasportato sulla cima di una montagna grande e altissima». Non è che un'ombra. La montagna è Lui e noi siamo su questa montagna. La cima è Lui. Le radici, il fondamento di questa montagna è Lui. La città costruita sulla cima altissima è Lui, la sua Chiesa.

La sua Chiesa: Lui il capo e la Chiesa le sue membra. Non ho visto un Tempio particolare, come il Tempio di Gerusalemme, maestoso, magnifico. No, non ho visto Tempio: il Tempio è il Signore Onnipotente. E c'è una lampada che lo illumina a giorno: l'Agnello. Che bella lampada, l'Agnello, sospeso nel cielo, e che illumina la Città di Dio!

Per questo, nel lume e nel calore della Sapienza Celeste, abbiamo domandato di poter essere capaci di accogliere, custodire e vivere il Sacramento della tua grande pietà. Questa lampada - come dice la pagina del Libro della Sapienza, capitolo VII - è il candore della Luce Eterna, il riflesso, lo specchio senza macchia, purissimo. E' l'Amore dell'Amore.

La preghiera è questa (la Chiesa in preghiera, l'arte della preghiera, il libro aureo dell'Imitazione di Cristo): «Dilata me in amore!». Dilatami! Se ho da ricevere e da accogliere e da custodire l'Infinito e l'Eterno che sei Tu, dilatami! Allargami nell'amore, affinchè io possa gustare, con la bocca interna del cuore, quanto è bello amarti e lasciarsi liquefare nel fuoco dell'Amore e nuotare nel mare purissimo del tuo Amore, nel mare pacifico del tuo purissimo Amore!