Don Luigi Bosio
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Omelia del 19.05.1985

 

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Celebrazione Eucaristica nella Solennità dell'Ascensione del Signore (19.5.1985)

Una profusione di gaudio, quasi un'alluvione di grazia. Sono cinquanta giorni - o andiamo per i cinquanta giorni - che la Chiesa ce lo ripete: «Quapropter profusis gaudiis totus per orbem terrarum mundus exultat». Perciò, in questa profusione di gaudio, tutto il mondo esulta. «Pluvia profunda verba ex ore Verbi». Una pioggia e un abisso profondo sono le parole del Verbo, dalla bocca del Verbo. «Et torrens exundans foris sapientia». E la sapienza, la santità, la bellezza Divina «torrens exundans foris», un torrente che straripa, «profusis gaudiis».

Viene celebrata oggi, nella Solennità dell'Ascensione, non tanto la sua Ascensione, ma la nostra. Forse quella di allora, al suo tempo, era l'Ascensione del Signore, ma era già la nostra Ascensione. Oggi, ancor più nel mistero, è la nostra Ascensione al Cielo, non la sua, o nella sua. «Vocatio capitis, gloria corporis». La vocazione del capo è la gloria del corpo. Il capo è Lui, il corpo siamo noi. Non può stare un capo, se non in modo deforme, senza il suo corpo. Perciò «ubi caput, ibi et corpus», dove c'è il capo, Lui, il Signore Gesù, «et corpus eius Ecclesia», anche il corpo, la sua Chiesa. Si può anche dire: «Gloria capitis, vocatio corporis». La gloria del capo è la vocazione del corpo, la chiamata del corpo. La gloria del capo è la vostra vocazione, la nostra Ascensione al cielo. «Iam tecum est nostra substantia», canterà il Prefazio, sentirete. «Iam tecum est nostra substantia». Iam tecum: è già con te la nostra sostanza, la nostra umanità.

Sono, con gli Apostoli, sul monte dell'Ascensione. Anche voi con me. Avviciniamone qualcuno. Avviciniamo, non so... Pietro, Giovanni, Tommaso. Così, scegliamo Pietro, il testimone della verità: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». Giovanni piega il capo sul petto di Gesù e dirà: Dio e amore! Dio e amore! Non: è. Dio e amore. L'amore è Dio. Dio e amore sono uno. Deus caritas. Tommaso si avvicina, ma poi, preso da un sacro spavento, vorrebbe precipitarsi dentro la ferita del cuore. E' in ginocchio, in adorazione: «Mio Signore e mio Dio!».

Questa è l'opera, l'opus Dei, l'opera di Dio, questa sempre nuovissima e vivissima Liturgia. L'arte di Dio, ars Patris, il Verbo Incarnato che ha portato giù i torrenti della sua grazia e della sua misericordia.

L'arte è l'umile comprensione del mondo. L'arte! Guardate questi fiori, ad esempio. Capirli è arte, l'umile comprensione del mondo, la Sua presenza. Amiamo il mondo! Amiamolo tanto, perché possa diventare se stesso, cioè la pienezza del Suo corpo, la rivelazione della Sua bellezza e l'incandescenza del Suo amore.

Saluto la Vergine Beatissima, perché è maggio. Maria - si tratta di salire agli altissimi cieli - Maria è il piano inclinato che ci porta a Dio.