Don Luigi Bosio
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Omelia del 07.05.1989

 

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Celebrazione Eucaristica nella Solennità dell'Ascensione del Signore (7.5.1989)

«Padre, coloro che crederanno in me siano una cosa sola, come siamo noi: tu in me, Padre, e io in te». «Ut sint unum sicut tu, Pater, in me et ego in te». Quale fremito, quale affanno nel cuore di Gesù, nelle sue labbra santissime! Quanta pietà e divina tenerezza!

«Arcana verba», parole arcane. «Verbum absconditum», parola segreta, parola nascosta. «Verbum absconditum», in queste parole c'è, nascosto e silenzioso, il Verbo. «Verbum tacitum, Verbum absconditum». Tu in me e io in te, così coloro che crederanno in me siano uno solo, in me e con te, uno solo. Vi ho lasciato in dono il sacramento di questa consumazione nell'unità con te. Io, il Capo; voi il mio Corpo, la mia Chiesa, la pienezza della mia vita, il traboccare della mia vita divina. Mysterium, il caput, che Lui sia Capo di tutta la Chiesa, di tutta l'Umanità e di tutto l'Universo. La Chiesa, corpus eius, il suo Corpo Mistico. Mistero: Lui. Sacramento: noi.

Usciamo alla luce - quanta luce! - ma rimanendo all'ombra, soprattutto all'ombra della sua Divinissima Eucaristia, quando gli Angeli dicono agli Apostoli: «State così... statici. State così... estatici, "sic veniet", ritornerà». Credo che nel sentire queste parole saranno rimasti un po' mortificati, gli Apostoli, quando gli Angeli dissero: «Ritornerà». Come, ritornerà? «Abscessit ab eis, ut redeamus ad cor et inveniamus eum». S'è allontanato da loro, «ut redeamus ad cor», perché ritorniamo al cuore, per trovare Lui. «Abscessit ab eis, ut redeamus ad cor et inveniamus eum».

«Ti cercavo fuori, Signore. Ti cercavo fuori. Ero irriconoscibile a me stesso e a Te. Mentre Tu sei dentro». La visione delle cose visibili alle invisibili sì, è fede; ma la pienezza della fede è vedere le cose visibili dalle cose invisibili: le cose, vedute dall'alto, si vedono molto meglio.

O Divina Sapienza! E' veglia, quasi vigilia di Pentecoste. E' tutta una veglia di preghiera, di attesa: una vigilia. «O Sapientia! Cum sit una, potest omnia». Divina Sapienza! Che poi è Lui, questa Divina Sapienza, incarnata, folle Sapienza crocifissa, è Lui! Una: poiché sei una, puoi tutto. Poiché sei una, puoi tutto. «Et in se permanens innovat omnia». E rimanendo ferma, ferma in se stessa, rinnova tutto.

L'invocazione a Maria, perché il Maggio è di Maria. Un versetto del Cantico (Ct 2,14): «Columba mea in foraminibus petrae, ostende mihi faciem tuam». O mia colomba, candida, purissima, semplice, umilissima Maria, «in foraminibus petrae», nella spaccatura della caverna, quasi, della cavità della roccia, perché rimani così nascosta? Mostraci, mostrami, o Maria, il tuo volto.

Dico a Gesù: vuoi, Gesù, mostrarmi il volto della Madre tua? Mi risponde: «Chi vede me, vede la Madre mia».

Maria, vuoi tu mostrarci il volto del Figlio tuo? «Chi vede me, vede il Figlio mio».

E' questa, in Lui e per Lei, la nostra ascensione al cielo.