Don Luigi Bosio
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Omelia del 04.03.1990

 

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Celebrazione Eucaristica della I Domenica di Quaresima (4.3.1990)

Momento sublime della Comunione, dell'unione eucaristica. Sublime: al di sopra, al di là di tutte le cose e di tutte le creature. «Ut de te unico Verbo vivere valeamus», preghiera eucaristica. «Ut de te unico Verbo vivere valeamus». Possiamo vivere solo di te, unica Parola, unico Verbo. Può bastare? Per tutta la Quaresima, per tutta la vita, per tutta l'eternità! «Ut de te unico Verbo vivere valeamus».

Dal Libro di Ester. E' una Lectio Divina di questa prima settimana di Quaresima. Concorda con se stessa tutta la Sacra Scrittura, anche se questa Lectio Divina proclamata ora è della Liturgia della Feria V. Dal Libro di Ester: «In quei giorni Ester si trovò presa da angoscia mortale, per il pericolo che incombeva su di lei e il suo popolo. Cercò rifugio nel Signore. Ella si mise a supplicarlo dicendo: "Mio Signore, nostro Re, tu sei l'Unico. Vieni in aiuto a me che sono sola e non ho altro soccorso fuori di te, mentre sto per espormi al pericolo (presentarsi, cioè, al re Assuero che aveva minacciato di sterminare il popolo eletto). Fin dalla mia infanzia ho sentito da mio padre che mi raccontava che tu, Signore, scegliesti Israele tra tutte le nazioni e i nostri padri tra tutti i nostri antenati, per farne una perenne tua eredità. E facesti a loro riguardo quello che hai promesso. Ora, noi abbiamo peccato - piange Ester - ora noi abbiamo peccato contro di te e tu ci hai consegnato nelle mani dei nostri nemici, perché abbiamo dato gloria ai loro dei. Tu sei giusto, Signore. Ricordati di noi, Signore. Fatti conoscere nel tempo della nostra afflizione e infondi coraggio a me che sono sul punto di espormi al pericolo. Metti sulla mia bocca una parola ben misurata di fronte al leone (il leone è il re Assuero). Metti sulla mia bocca una parola ben misurata di fronte al leone. Quanto a me e quanto a noi, stendi la tua mano per salvarci e abbi pietà di me che sono sola e non ho altro aiuto fuori di te, Signore che tutto conosci"».

Ester, la regina Ester, la sposa del re Assuero. Perché oggi? Storia? Profezia? Storia, sì, ma tanto lontana ormai nel tempo. Profezia, sì, non solo un riferimento storico, non solo l'annuncio di una Profezia, celebrazione liturgica, ma rivelazione e incarnazione della sua vita, della sua passione in noi. Perciò nulla di più vero e di più umano.

La preghiera di Ester: «Pone super os meum verbum concinnum». Quante volte ho ripetuto questa preghiera, che il Signore ha scritto a caratteri di sangue nel mio cuore e sulle mie labbra! «Pone super os meum verbum concinnum». Metti sulla mia bocca, anche in questo momento, verbum concinnum, elegante, adorno, grazioso.

Ester... Ester. Ma la Vergine Maria! La Madre del Signore, l'Addolorata. Liturgia Quaresimale: «Stabat iuxta crucem eius, Iesu, mater eius, Maria». Ester! L'altra Vergine Madre, la Chiesa, nell'austerità della Quaresima e nel mistero della Passione del Signore.

Quaresima, penitenza. «Tollite iugum meum super vos». Prendete il mio giogo sopra di voi. E' leggero. E' soave. E' amore! Commenta S. Agostino (permettete che legga il testo latino di Agostino): «Dominus Iesus sarcinam levem non diceret, nisi cum portante portaret. Si nobiscum non portat, succumbimus; si nos non portat, occumbimus». Splendide parole! Dice S. Agostino: il Signore Gesù chiama il suo peso leggero, il suo giogo soave. Se non lo portasse lui, questo giogo e con il giogo non portasse noi stessi, se non lo porta lui succumbimus con noi. E se non porta noi occumbimus. Se lui non porta il peso con noi, cadiamo, cediamo, sfiniti. Se lui non porta noi, occumbimus, ci sentiamo morire. Che io abbia la forza e la gioia di vivere de te, unico Verbo, unico Amore.