Don Luigi Bosio
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Omelia del 12.02.1989

 

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Celebrazione Eucaristica della I Domenica di Quaresima (12.2.1989)

Questa Divina Liturgia è la vita della Chiesa nella celebrazione del venerabile sacramento della Quaresima, «venerabile sacramentum quadragesimale». Come sacramento, come segno sacro è degno di ogni venerazione; come mistero della Passione del Signore è degno di adorazione.

Quaranta giorni o quarant'anni - nel simbolo - di Grazia. Ma lo spazio sacramentale toglie ogni spazio di luogo e di tempo. «Ut digna conversatione celebremus hoc venerabile sacramentum», di poter celebrare, «digna conversatione». Conversatio vuol dire il modo degno di celebrare questa Quaresima, che è la Quaresima del Signore in noi.

«Pascha nostrum. Pascha, id est transitus Domini». Pascha, cioè il passaggio del Signore. Il passaggio dalla schiavitù alla libertà, attraverso il deserto, attraverso il mare: un deserto di aridità e di solitudine; un mare forse in tempesta, il mare Rosso, un mare di sangue. Forse il cuore ferito, lacerato, affranto, infranto dalla sofferenza. Il cuore che passa attraverso un mare in tempesta, in cerca di un medico e di una medicina. Il medico c'è. La medicina? C'è, cioè la pietà della Chiesa. E la medicina è l'umiltà del paziente, la nostra umiltà e la nostra pazienza. Allora l'intervento e la sostituzione del cuore per un cuore nuovo riesce a meraviglia. C'è da temere un solo rigetto nella sostituzione del cuore, cioè la poca fede.

La Quaresima è un trattato di terapia spirituale, una cura profonda. E' un codice di ecologia mistica, anche di ecologia mistica, con rispetto e venerazione per la Creazione, per la bellezza e la fragilità nostra e di tutte le creature. La natura è un supporto della Grazia. Tertulliano diceva: «Aptissimum fundamentum Gratiae», un adattissimo fondamento della Grazia. La Grazia è la sublimazione e la divinizzazione della natura.

E' in questo momento che la Madre, la Chiesa - cioè noi - è rapita nell'estasi, nella profezia di Mosè e nella preghiera del popolo ebreo: «Signore, Tu ci hai tratti fuori dall'Egitto, "manu forti et brachio extento", con mano forte e a braccio steso e ci hai introdotti in una terra dove scorre latte e miele».

Latte e miele: il latte della maternità, della tenerezza materna della Chiesa e il miele, cioè la gioia per noi di essere suoi figli.