Don Luigi Bosio
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Omelia del 15.03.1987

 

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Celebrazione Eucaristica della II Domenica di Quaresima (15.3.1987)

A te ha detto il mio cuore: «Cerco il tuo volto. Lo ricerco, questo tuo volto. Non nascondermi il tuo volto, Signore».

E' il primo canto di questa Liturgia Eucaristica, l'Antifona di inizio: «Tibi dixit cor meum, vultum tuum, Domine, requiro, quaesivi vultum tuum, Domine. Ne avertas faciem tuam a me». A te ha detto il mio cuore... ma non è questo il momento in cui te lo dico? Perché allora il Salmo suggerisce così: tibi dixit, a te ha detto il mio cuore? In verità, te l'ho già detto quando te l'ha detto il Profeta, il cantore del Salmo. Allora con lui c'era anche la mia voce e la mia preghiera, come c'è oggi il canto del Profeta nella mia preghiera. La profezia precorre e percorre tutti i tempi. «Quasi unus. Quasi unus». Come fossimo uno solo. «Ideo unus, quia Christus unus». E veramente siamo uno solo. Perciò uno solo perché Cristo è uno solo.

Un altro Salmo - quante volte il Profeta, il cantore dei Salmi esprime questo desiderio di vedere il volto del Signore! "Desidero vedere il tuo volto!" - un altro Salmo canta così: «Illumina vultum tuum super nos et salvi erimus». Fa' risplendere il tuo volto sopra di me e sarò salvo. Commenta in modo mirabile Sant'Agostino, nella sua esposizione del Salmo. «Illumina vultum tuum», fa' risplendere il tuo volto, Signore. E' forse che il Signore può avere una faccia oscura? Quando mai il volto di Dio può essere un volto oscuro? Sì, in verità un volto oscuro il Signore l'ha come posato, o come opposto. Dice il testo di Sant'Agostino: non solo ha posato, ma ha opposto sul suo volto «nubes carnis et velum infirmitatis». Uh, che volto! Sei irriconoscibile! Nubes carnis, la nube della carne - mistero dell'Incarnazione - un volto sopra il quale si è osato sputare... ed è stato schiaffeggiato... «Nubes carnis et velum infirmitatis», il velo della sua infermità. Non è stato riconosciuto pendens in ligno, mentre tu pendevi, eri sospeso al legno, alla croce; per poter poi - se ti avessero riconosciuto mai ti avrebbero crocifisso! - ma per conoscerti quando tu, salito al cielo, ti saresti seduto, con noi, alla destra del Padre. «Pendens in ligno, sedens ad dexteram Patris».

Il monte della Trasfigurazione lo possiamo salire insieme. E' già questo un monte: l'altare, la Liturgia della Parola, ma della Parola viva, santissima, divina del Signore. Ma forse è piuttosto facile salire su questo monte. Siamo appena in salita, appena in salita. Allora dirigerò i miei passi e cercherò di salire sulla cima. Il monte... la cima... il Calvario... la croce... il Divino Crocifisso. Quanta luce!

In questo clima di fede, di pura fede liturgica ed eucaristica, gli apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni non videro più nessuno, se non Gesù solo. La montagna coperta di neve, di luce e di sole, perché lui è veramente divina purezza e infinita bellezza, il candore della luce eterna e lo splendore della gloria del Padre.