Don Luigi Bosio
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Omelia del 03.03.1985

 

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Celebrazione Eucaristica della II Domenica di Quaresima (3.3.1985)

«La tua misericordia, o Signore, corre lungo tutti i secoli». «Miserationes tuae a saeculo sunt». Io ho detto: la tua misericordia; ma il Salmo dice: le tue misericordie. Ce ne vuole tanta, ce ne vogliono tante delle tue misericordie, per correre in cerca di me lungo tutti i secoli. Sono stato troppo coraggioso quando, Domenica scorsa, ho detto anche davanti alla santa assemblea dei fedeli, che hai pure Tu un dovere verso di me. La tua misericordia la devi a me. Non saresti altrimenti misericordioso. E' nella mia miseria che, incontrandoti con trepidazione, ripeto un altro versetto del Salmo, pure nei testi sacri oggi: «Ne avertas faciem tuam a me». Se mi vedi così, non voltare la faccia da un'altra parte, o Signore. Guai a me! «Ne avertas faciem tuam a me». Sai quanto lo cerco il tuo volto! Il tuo volto cerco, o Signore!

«Giuro per me stesso». «Iuro per memetipsum» - la parola del Signore ad Abramo. Giuro sopra me stesso. Non può giurare che sopra se stesso, ma che dichiari con un giuramento, quanto sta per dire ad Abramo: «Abramo, non hai risparmiato nell'ubbidienza, non lo avresti risparmiato, quando io ti ho comandato - ed è un unico figlio, dopo tanta attesa, Isacco - di ucciderlo. Eri disposto ad ubbidire. Abramo, giuro per me stesso e sopra me stesso la mia promessa: moltiplicherò la tua discendenza come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare».

Tanto hai giurato misericordia, da non risparmiare nemmeno tuo Figlio! L'Apostolo, oggi: «Proprio Filio suo non pepercit, sed pro nobis omnibus tradidit illum». Ha rigettato il Figlio e ha scelto lo schiavo. Ha tradito il Figlio (tradidit non ha il significato di tradire: vuol dire che lo ha consegnato alla morte, ma traduco anche così), ha quasi tradito l'affetto verso il Figlio, fino - mistero profondo! - a volere che il mistero della salvezza si compisse attraverso l'obbrobrio della croce. Non hai risparmiato nemmeno il tuo unico Figlio. Per questo hai diritto che in ogni istante della mia vita si compia per me, come per i beati Apostoli sul monte della Trasfigurazione: «Non viderunt nisi solum Iesum». Non riuscirono a vedere se non Gesù solo. Tutto si compie in questa Celebrazione. Tutto si compie in questa Celebrazione! Soprattutto in ogni Celebrazione Liturgica, ma in questa, che è Celebrazione Eucaristica.

La Liturgia ci offre la passione della trasfigurazione, la passione nella trasfigurazione. Come è faticoso, per la pietà della Madre, la Chiesa, unire queste due cose così contrastanti: la passione e la trasfigurazione. L'urto è durissimo, ma si risolverà con la trasfigurazione della passione, perché la Pasqua, se volete chiamarla così, è la trasfigurazione della passione, la passione trasfigurata in gloria.

Penitenza quaresimale. Digiuniamo. Digiuniamo. Perché digiuniamo? Per avere fame! Digiuniamo per avere fame. E fame di che, se non fame di Te, o Signore? Per questo digiuniamo, per avere fame di Te e per sentirci liberi della tua stessa libertà. E' questo lo scopo santo, segreto, pieno di mistero del nostro digiuno, della nostra penitenza quaresimale.

L'urto tra la vita e la morte, la miseria e la misericordia - dicevo - è durissimo. I versetti dei Salmi, dico i versetti dei Salmi perché i Salmi ci ricordano - oso dire volentieri - che «arcum suum tetendit, sagittavit sagittas ignitas». Lui tende l'arco per vincere, ha vinto per tutti noi. Tende l'arco: una tensione molto forte, in modo che la freccia scocchi dura e precisa a colpire il bersaglio. Quale bersaglio, se non il vostro e il mio cuore? Quando è trafitta la mia anima, è trafitto il mio cuore da questa fraccia arroventata, allora sarò veramente felice e libero. Nuoterò nel mare della mia felicissima libertà.