Don Luigi Bosio
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Omelia del 19.02.1989

 

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Celebrazione Eucaristica della II Domenica di Quaresima (19.2.1989)

Dalla Lettera di San Paolo apostolo ai Filippesi: «Fratelli, imitate me, perché io imito Cristo Signore. Ve l'ho detto altre volte e ora ve lo ripeto con le lacrime agli occhi: vi sono molti nemici della Croce di Cristo, che hanno il gusto solo delle cose della terra. Ma la nostra patria è il  Cielo. Di là noi aspettiamo come Salvatore il Signore nostro Gesù Cristo, il quale trasfigurerà il nostro corpo e lo conformerà al suo Corpo glorioso, in virtù del potere che ha di sottomettere a sé tutte le cose».

Stile nuovo, antico, eterno. Scrive sotto dettatura dello Spirito Santo. Stile fluido. Mentre scrive ha le mani con le catene ai polsi. E' in carcere. Ha i ceppi ai piedi, ma il cuore è libero! Offre le sue lacrime per i nemici della Croce di Cristo, molti nemici della Croce di Cristo: non di Cristo, ma della Croce di Cristo, la cui fine è la loro rovina e la loro perdizione, perché hanno gusto solo delle cose della terra.

«La nostra patria è il Cielo». E' subito rapito in estasi. «La nostra Patria è il Cielo», rapito nell'estasi della Chiesa, con gli Apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni, nell'estasi della Trasfigurazione del Signore. «Facciamo qui tre tende, piantiamo qui tre tende». Il Signore dice, scendendo dal monte: «Potete bere il Calice della mia Passione?».

Ci sono dei momenti nei quali il Signore ha bisogno del nostro conforto e della nostra gioia. Ci sono dei momenti - e sono frequenti - nei quali l'umanità ha bisogno del nostro dolore.

Perché piangi, Paolo? Perché piangi? Siamo qui per raccogliere le tue lacrime. E' l'invito del Signore ad assaporare la dolcezza della sua Passione e la pienezza di vita della sua morte.

Premere le labbra al Calice. Ha bevuto Lui prima! Il medico sano, sanissimo! Eppure ha bevuto Lui per primo, «ne timeret bibere aegrotus», perché non avesse paura, timore di bere l'ammalato... l'ammalato... l'ammalato.

Ha premuto Lui le labbra sopra questo Calice, cioè sopra la durezza dolcissima dello scandalo, della follia della Croce.

Ma è tutto un mistero, un dono ineffabile d'amore.