Don Luigi Bosio
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Omelia del 22.03.1987

 

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Celebrazione Eucaristica della III Domenica di Quaresima (22.3.1987)

Disse il Signore a Mosè: «Ecco, io sto davanti a te sopra la roccia; tu percuoti la roccia: ne uscirà e scaturirà acqua e il popolo berrà». Questo per l'antico Mosè. Il nostro Mosè, il vero Mosè, il nuovissimo Mosè è il Signore Gesù Cristo. E' vicino alla roccia. Anzi: è lui stesso questa roccia. Percuote la pietra, la roccia, lascia che la percuotano, spezzino, questa roccia: il suo costato. E ne sgorga e ne zampilla acqua e sangue.

Il Signore al pozzo di Giacobbe. Viene la Samaritana. Il Signore le dice: «Dammi da bere». Lei risponde in modo non certo comprensivo e delicato. Il Signore le dice: «Se tu sapessi chi è che ti domanda da bere, gli daresti tu per prima quest'acqua da bere. Se tu berrai dell'acqua che io ti darò, non avrai più sete in eterno». «Il pozzo è profondo, non lo sai?» risponde la Samaritana. «Il pozzo è profondo. Non hai il mezzo per poter sollevare l'acqua dal fondo e mi dici: "Chi berrà di quest'acqua non avrà più sete in eterno"». Il pozzo era veramente profondo. Non la profondità di quel pozzo che conteneva l'acqua, ma il pozzo di miseria della Samaritana... Ma già il Signore le ha toccato il cuore.

Dicono gli Ebrei a Mosè, gli Ebrei in cammino attraverso il deserto. Sentono la sete, protestano contro Mosè e gli dicono: «Ma dunque il Signore è in mezzo a noi sì o no?». Risponde questa Divina Liturgia: il Signore è presente in mezzo a noi. E' lui la roccia viva, l'altare, dove zampilla non solo l'acqua, sia pure trasformata in vino, ma purissimo e vivissimo sangue. E qui c'è il pozzo, l'autentico pozzo di Giacobbe: l'altare è pure un pozzo molto profondo. Come scrutare nelle profondità di questo pozzo? «Spiritus omnia scrutatur, etiam profunda Dei». Lo Spirito Santo scruta tutto, anche le profondità di Dio.

Quando il Signore dice alla Samaritana: «Chi berrà di quest'acqua non avrà più sete in eterno» poteva anche dire (e lo dice qui a noi): «Chi beve di quest'acqua, chi accosta le labbra a questo calice della ferita del mio cuore, patirà o gusterà in eterno il dolcissimo martirio di questa sete».