Don Luigi Bosio
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Omelia del 10.03.1985

 

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Celebrazione Eucaristica della III Domenica di Quaresima (10.3.1985)

«Effundam super vos aquam mundam». E' l'Antifona d'inizio di questa Celebrazione Eucaristica. Il profeta Ezechiele. Effonderò, verserò, riverserò sopra di voi un'acqua pura e vi darò un cuore nuovo. Quell'acqua pura che, secondo la visione dello stesso profeta Ezechiele, vede scendere dal lato destro dell'Altare del cielo. L'Altare, la Pietra Viva è Cristo Gesù risorto. Il lato destro è la spaccatura del suo petto. Da quella spaccatura scende l'acqua viva, quell'acqua pura che viene riversata sopra di noi, specialmente in questo sacro tempo quaresimale. Tempo liturgico battesimale, eminentemente battesimale. Ma, io sono stato battezzato. Anche voi. Forse, sempre secondo la visione del Profeta, ci siamo incamminati verso il fiume  e ci siamo appena bagnati i piedi. Forse... No: il Profeta dice: «Avanti, cammina!». E l'acqua giunge fino sopra il ginocchio. Poi il Profeta dice: «Cammina ancora!». E l'acqua supera il nostro cuore. «Cammina ancora!». E veniamo sommersi da quest'acqua. 

Tempo battesimale. Poi, oltre il battesimo, il primo battesimo, c'è l'altro battesimo penitenziale del Sacramento della Confessione, battesimo della compunzione del cuore. Ho detto: il battesimo del cuore. E poi, il vertice sommo della Quaresima, il Sacerdozio regale di cui veniamo rivestiti tutti, della Resurrezione nel mistero della Pasqua del Signore.

Usciamo o rimaniamo in questo torrente, in questo fonte battesimale e quaresimale, sommersi possiamo dire, secondo il Libro sacro dell Esodo, oggi. L'Esodo: «Eduxisti nos de domo servitutis». Esodo: uscita, uscire. Ci hai tratti fuori de domo servitutis dalla casa della schiavitù. Hai spezzato le nostre catene, hai infranto ogni barriera, le sbarre della prigione che ci teneva schiavi, soffocando la nostra aspirazione alla tua divina libertà.

La confessione. C'è un Pastore della Chiesa, un Cardinale, che dice: il termine confessione è una parola striminzita, striminzita... La parola, soltanto la parola confessione. La confessione, la parola striminzita, è la porta che ci apre il cuore al canto della Divina Misericordia!

Confessione e peccato. Mi confesserò. Dove? Da chi? C'è un luogo tanto piccolo! E poi, a chi devo dire le mie fragilità? Comincio così: «Confiteor Deo omnipotenti». Mi confesso a Te, o Dio Onnipotente! C'è Lui nel mistero della confessione! Invece di dire: «Mi confesso a Te», faccio un passo più in là e dico: «Confesso Te, mio Dio!». E qui «confesso Te» vuol dire ti glorifico, sono venuto a glorificarti, a cantare le meraviglie del tuo amore.

Il peccato. E' una caduta dell'essere. Si decade dal proprio essere. E' una privazione di verità, è un'offesa alla natura; anche un'offesa alla natura, ma soprattutto è una decadenza, è una caduta dell'essere e dell'esistenza. Nella Liturgia della Passione del Signore - la Feria VI - c'è un Responsorio dove la Chiesa piangendo ricorda la testimonianza dell'Evangelista. In quel Responsorio: «Tenebrae factae sunt, dum crucifixissent Iesum». Le tenebre sono scese quando sei stato crocifisso. E cielo e terra scoppiarono in pianto.

Sono le stesse tenebre e la stessa agonia quando, nella miseria del peccato, si crocifigge l'Amore.