Don Luigi Bosio
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Omelia del 02.03.1986

 

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Celebrazione Eucaristica della III Domenica di Quaresima (2.3.1986)

«Mosè, Mosè!». «Chi sei tu? Cosa vuoi?». Vicino a Mosè arde un roveto che brucia, divampa e non si consuma. Brucia di se stesso. «Mosè!». «Chi sei tu?», domanda Mosè. «Voglio mandarti come ambasciatore di libertà e di pace al mio popolo». «Chi sei tu? Andrò. Cosa dirò, quando mi domanderanno: "Chi ti ha mandato?". Il tuo nome!». «Mosè! Io sono Colui che Sono, Colui che E'. Dirai a loro: "Io Sono mi ha mandato. Io Sono mi ha mandato. Io Sono!"». Se Tu solo sei "Io Sono", tutti gli altri non sono, non siamo. Tu solo sei. Non conosci un passato o interruzioni, non conoscerai il futuro, perché Tu Sei. San Bernardo dice di questo "E'" che è un "E'" inespugnabile, inespugnabile, questo "E'". Tu Sei, Tu solo Sei, io non sono. Ma se Tu Sei anche in me, incomincio ad essere anch'io. E posso dire anch'io con Te: io sono. «Mosè, vai!». E Mosè va.

Ma ascoltiamo l'apostolo Paolo. «Tutti i nostri padri, usciti dall'Egitto, passarono sotto la nube e nel mare. E tutti si nutrirono dello stesso cibo e della stessa bevanda». L'Apostolo aggiunge: «Cibo spirituale e bevanda spirituale». La nube li proteggeva di giorno e di notte. Di notte diventava come il fuoco e illuminava il cammino attraverso il deserto. Di giorno diventava densa e riparava gli Ebrei dai raggi brucianti del sole. Entrarono nel mare, lo passarono a piedi asciutti, furono nutriti di manna e di acqua freschissima, zampillante ad un tocco della verga di Mosè sulla pietra: la verga di Mosè, l'onnipotenza di Dio. 

Il nostro pellegrinaggio quaresimale. Siamo tutti sotto la nube. Siamo battezzati nel mare. E non lo passiamo a piedi asciutti, come gli Ebrei, o a guado, proprio tra le onde del mare? Non è un mare di acqua, il Mar Rosso? Un mare di sangue... E tutti nutriti dello stesso cibo: la manna divina, l'Eucaristia. E lo stesso Calice, che trabocca di benedizione.

Facciamo un passo insieme. Andiamo a inebriarci a questo Calice di benedizione e di misericordia. La preghiera della Chiesa oggi ha cantato: «Remedia peccatorum in confessione nostrae humilitatis». E' un rimedio, la guarigione dei peccati dall'umile nostra confessione, dalla confessione, dall'umiltà della nostra confessione. Allora andiamo al confessionale. Cos'è questo confessionale? Andiamo alla confessione. Cos'è questa confessione? Andiamo al Confessore! Chi è questo Confessore? Se là - al confessionale - non ci fosse Lui, per voi e per me, chi oserebbe andarvi? Per voi e per me, per me e per voi. Andrò accasciato dalla mia miseria e incomincerò: «Padre! Padre!». Il Padre gli è caduto addosso, al figlio prodigo! Vado a quel sacramento, mistero di misericordia, per un dono di grazia e per un'esperienza della purezza del mio Dio. I peccati... Vado a cantare l'inno dell'amore e della sua misericordia!

«Signore - diceva l'altra domenica l'apostolo Pietro - che cosa buona stare qui! Com'è bello stare qui!». C'è un roveto ardente. Ci andiamo vicino o ci buttiamo in mezzo tra le fiamme, in questo roveto ardente? Una nube di grazia, un mare di sangue, la Divina Eucaristia, il Calice colmo di benedizione. San Bernardo direbbe: «Manducantes Deum, et manducati a Deo». Siamo noi che mangiamo Te o sei Tu che mangi noi?