Don Luigi Bosio
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Omelia del 17.03.1985

 

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Celebrazione Eucaristica della IV Domenica di Quaresima - 'Laetare' (17.3.1985)

Oggi il cuore della Chiesa batte forte, perché intravvede, o supervede, la prossima solennità della Pasqua. Il cuore della Chiesa, il cuore della Madre, il cuore della Sposa. Insomma: il mio cuore, perché nella Celebrazione Liturgica la celebrazione è di tutto il Corpo Mistico, di tutta la Comunione dei Santi. Perciò, lo dico per voi e per me, io sono lo Sposo, io sono la Sposa, io sono la Madre, la Chiesa.

«Propter nimiam caritatem». Ci ha amati fin troppo! E' l'inno della testimonianza dell'Apostolo, oggi. Il testo italiano dice: «Dio, ricco di misericordia, per il suo grande amore ha dato il suo Figlio per noi». E quel 'grande amore' nel testo latino è «propter nimiam caritatem». E nimiam vuol dire: fin troppo, per il troppo amore. Ci ha così amati! Sembra un'esagerazione da attribuire a Lui, Sapienza infinita! Ma all'Apostolo, con tutta umiltà, a lui - e nella Liturgia anche a noi - è pure concesso quasi di rivolgere questa accusa all'eccessivo amore di Dio per noi.

Nessuno ha tanto amore come colui che dà la vita per colui che ama! Certo, dare una vita per una vita, dare la mia vita per un'altra vita è cosa grande, inesprimibile. Ma che dia la vita Colui che è la Vita e che non capisco come possa morire! «Propter nimiam caritatem», per il troppo amore. Per liberarci «a servitute peccati veteris» - è nel testo, oggi, della Liturgia - per liberarci a servitute, dalla schiavitù, peccati veteris, del peccato vecchio.

Sarebbe bastata una di queste tre parole. Ci hai liberato dalla schiavitù: basta. Ci hai liberato dal peccato: basta. Ci hai liberato dalla vecchiaia che è caduta sopra di noi per il peccato. Ci hai liberato dal peccato vecchio. Ci hai fatto risorgere a nuova vita dalla nostra vita così invecchiata. La vita umana è una vita che invecchia continuamente. Forse... forse c'è dell'esagerazione, perché se è Lui che vive in noi, non mi sembra che sia una vita che invecchia. Difatti Lui è una vita che continuamente porta in noi, come in se stesso, una nascita perenne. E' un continuamente rinascere, rivivere.

La mia Madre, la Chiesa, oggi ha il cuore - voi avete il cuore! - che batte forte e piange di gioia! «Laetare, Jerusalem! Laetare, Jerusalem!». Rallegrati, Gerusalemme!
Mi rannicchio come un bambino nel seno di questa mia Madre. Perché è un seno vergine! Mi posso rannicchiare, in questo seno vergine della mia Madre.

Leggevo, nei giorni scorsi, un'accusa a questa mia Madre, nostra, che per secoli è stata ammalata da sclerosi... Povera Madre! Sclerosi secolare... Povera Madre! Chi dice queste parole non ha saputo certo di essere Chiesa, lui! Di essere Chiesa...

E' sempre giovanissima! Tiene molto in giovinezza e in bellezza, la Madre mia!
La Madre saluta ciascuno di noi e dice: «Rallegrati, figlio mio!». Le ricambiamo il saluto e le diciamo: «Rallegrati, Madre mia, Madre nostra!».
Perché tanta gioia? Perché è già vigilia e veglia di Pasqua.