Don Luigi Bosio
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Omelia del 05.03.1989

 

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Celebrazione Eucaristica della IV Domenica di Quaresima - "Laetare" (5.3.1989)

«Laetare, Jerusalem!». Rallegrati, Gerusalemme! Qui alla fonte purissima di ogni consolazione, a questa Divina Liturgia, alla fonte cristallina di questa Divinissima Eucaristia. Rallegrati, Gerusalemme! Come un bimbo che riposa tra le braccia della madre sua. Come un pellegrino che, divorato dalla sete nel deserto, scorge un'oasi, si avvicina e riposa all'ombra e all'acqua fresca. Come un figlio smarrito e perduto che ritrova la vita. Come un sacredote che, per il suo ministero, è padre e madre delle anime. Rallegrati, Gerusalemme!

«In illo tempore». In quel tempo, l'evangelista san Luca... cioè oggi, perchè l'Evangelista arriva freschissimo di forze, quasi baldanzoso, dopo un cammino di duemila anni. Ed è pronto a continuare il suo cammino per altri mille anni ancora e molto di più. «Canterò in eterno le misericordie del Signore».

I punti salienti di questo Vangelo. I punti salienti: è una fonte che sale, «saliens ad vitam aeternam». Sono veramente salienti questi punti. «Padre, dammi la mia parte di sostanze». «Figlio mio!! Dove vai?». Parte... Dopo poco tempo ha già sperperato tutto, vivendo da dissoluto. Cerca un lavoro per guadagnare un tozzo di pane. Lo trova a stento. Sfinito, cade a terra. Ritorna in se stesso e dice: «Mi alzerò. Qui muoio di fame. A casa mia i servi sono trattati, per così dire, da figli e da signori. Tornerò al padre e gli dirò: "Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te"». Si alza e ritorna. Mentre è ancora lontano, il padre vecchio, il padre-madre, vecchio, corre incontro al figlio. «Cecidit super collum eius», gli è caduto addosso, quasi lo opprime e lo schiaccia sotto il peso del suo amore paterno. «Padre, ho peccato». «Figlio mio! Servi, accorrete! Prendete la veste più bella, mettetegli al dito l'anello più prezioso, cercate i sandali più eleganti, uccidete il vitello più grasso! Facciamo festa! Perchè questo figlio si era smarrito e perduto e ha ritrovato la vita!».

«Ritorna in se stesso». Chi di noi non conosce questo ritorno in se stesso? «Redi intus, redi ad cor». Ritorna dentro, ritorna al cuore. Rotorna, «redi a deformitate tua ad formam illius», dalla tua deformità - come sei deforme! - alla sua bellezza. «Ritorna, figlio mio!».

«Padre, trattami come uno dei tuoi servi». La richiesta è inaccettabile. L'Amore risponde abbracciando chi l'ha abbandonato. Il padre, curvo e sfinito dal dolore, corre incontro al figlio. Dice uno scrittore: «Guardate: quando cammina è solenne come un giudice e misericordioso come l'amore. E' onnipotente come operatore di prodigi, ma è sfinito e disfatto sotto il peso del dolore».

Agostino, che ha conosciuto questo smarrimento e questa morte, lontano da Lui e dalla madre, dice: «Deseram Te, deseram Te!». Sì, ho abbandonato Te. Il Signore gli dice: «Hai abbandonato me, hai cercato te, "et miseria tua", nella tua miseria, hai provato l'amarissima esperienza che davanti a me, che senza di me, non puoi fare nulla».