Don Luigi Bosio
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Omelia del 05.04.1987

 

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Celebrazione Eucaristica della V Domenica di Quaresima (5.4.1987)

«Il tuo aiuto imploriamo, o Signore, per poter prepararci alla tua e alla nostra Pasqua con la stessa carità con la quale tu hai dato la tua stessa vita per noi». E' la preghiera di questa Liturgia Eucaristica. Se la preghiera poi è offerta e celebrata in canto, è preghiera duplice, due volte. Se poi la melodia che accompagna e sostiene questa parola è la melodia angelica gregoriana, preghiamo tre volte. E questa preghiera, questo canto si appoggia alla Sacra Scrittura e alla Liturgia. Due sacramenti: la Sacra Scrittura nella cornice della Liturgia e la Liturgia nella cornice della Sacra Scrittura. Due sacramenti, perciò «magnum sacramentum». E questi due sacramenti vengono offerti nell'olocausto del sacrificio del Signore che dà la sua vita; perciò diventa, nella parola dell'Apostolo, «magnum pietatis sacramentum», grande sacramento di pietà.

«Tollite lapidem!». Togliete la pietra! A gran voce, piangendo ha detto il Signore: «Tollite lapidem!». Togliete la pietra. Può essere anche un sassolino minuscolo che ci impedisce di camminare e di correre e, nella nostra fragilità, inciampiamo anche in un sassolino minuscolo, quando basterebbe muovere un dito o toccare con il piede questo sassolino e il cammino ci avvia. «Alacriter ambulantes», ha cantato la preghiera. «Alacriter ambulantes», camminando con passo deciso e veloce verso il mistero della Pasqua. E così, in un palpito di fede, voi togliete questa pietra, anche se la pietra è una montagna che si para davanti a voi. Ribaltate, rovesciate questa pietra, questa montagna. La toccate appena e la rendete friabile, fragile, la riducete in polvere... Un palpito di fede, una scintilla di amore: la ragnatela diventa solidissima come una muraglia. Ma se non c'è la fede, anche la muraglia diventa fragile come una ragnatela.

Uno scrittore ci offre un bel pensiero, che può stare in questa Celebrazione Eucaristica. Il pensiero di questo scrittore cristiano è forse un po' poetico, un po' retorico, ma ciò non toglie che sia un pensiero sostanzioso. Dice: «C'è il tempo di perdere e c'è il tempo di guadagnare». Anche Gesù aspettava la sua ora, la 'sua' ora. Dicevano gli antichi: «Omnia tempus habent». Tutte le cose al loro tempo. C'è il tempo di perdere e c'è il tempo di guadagnare. Il tempo di perdere se stessi, per guadagnare Lui, e con Lui noi stessi. Se vuoi trovarti, perditi. Perdi te stesso e ti troverai, ti ritroverai in Lui.

C'è tempo di stracciare il velo del tempio, il velo che si è spaccato nella morte del Signore. E c'è tempo di cucire il sudario del Redentore. La Pasqua si cucisce la veste del Redentore, la veste della Chiesa.

C'è tempo di soffrire gli oltraggi, tacendo. E c'è tempo di parlare e di gridare fra i lampi della folgore. Così, come nell'incendio dell'eterno amore del focolare della Beata Trinità, come quando scende un raggio di luce nella notte Pasquale o una scintilla di fuoco nel mattino di Pentecoste; o come la scintilla che arde e ci riscalda e dà vita e calore, di questa devotissima Eucaristia.