Don Luigi Bosio
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Omelia del 12.03.1989

 

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Celebrazione Eucaristica della V Domenica di Quaresima (12.3.1989)

Quella notte Gesù salì sul monte degli Ulivi a pregare. E di buon mattino, scese dal monte ed entrò nel Tempio, a pregare. Quella notte, questa notte, è salito sul monte degli Ulivi - l'altissimo monte dell'altare dell'Eucaristia: altissimo monte! - è salito sul monte degli Ulivi, della pace, dell'amore, a pregare. E di buon mattino, di gran mattino, scese ed entrò nel Tempio, ancora a pregare.

Tra la gente che lo circonda, tumultuosamente viene avanti un gruppo di accusatori, che sospingono e spingono una povera donna, colta in peccato. Zelanti come sono, chiedono al Signore che cosa si deve fare per quella donna, perché la Legge di Mosè prescrive che venga lapidata.

«Rispondi Tu!». Questa notte, questo mattino, di buon mattino - «valde mane», il buon mattino di questa Pasqua, di questa Domenica pasquale - Gesù è ancora qui. «Rispondi, dunque!».

Il Signore compie un gesto pieno di mistero - certo un segno sacramentale - prima di rispondere. Se risponde: "Condannatela, lapidatela, se questa è la Legge di Mosè", punteranno il dito contro di Lui e diranno: "Anche tu sei qui per condannare". Se le offre il suo perdono, cominceranno a dire: "Guarda: mangia e beve con i peccatori e tiene la parte dei peccatori e delle peccatrici". 

Gesù non risponde. Si china fino a terra, allunga la mano e con la punta del dito scrive. Gli interpreti si affannano a pensare che cosa avrà scritto il Signore per terra, con il suo dito. Forse per attendere un po', prima di pronunciare la sua parola di misericordia, e che riflettessero tutti coloro che lo circondavano. Si alza e tace.

«Tu, rispondi dunque! Che cosa ne facciamo di questa donna?».

Gesù si piega nuovamente. Avrà dato uno sguardo agli accusatori e alla donna, poverina... specialmente. Si piega ancora e scrive. Cosa avrà scritto per la seconda volta?

Poi si alza, si erge con tutta la sua dignità e austerità e serietà divina e, guardando gli accusatori, dice: «Chi di voi è senza peccato, scagli la prima pietra contro di lei».

Un fuggi fuggi! Un fuggi fuggi! Proiettati tutti lontani, con impeto, con impeto.

Questi flutti, questi marosi -  interpreta sant'Agostino - infuriano contro la roccia, contro la pietra. E la pietra adamantina è Cristo Gesù. Cosa fanno questi marosi violenti contro la roccia? La rendono ancora più lucida, più robusta, più dura. E frantuma le onde. E ha come frantumato quegli accusatori. «Avete veduto - aggiunge sant'Agostino - avete sentito che terremoto?». Dice proprio così: «O magnum terrae motum!». La terra che ha giudicato la terra. Dei peccatori che osavano giudicare una peccatrice. Hanno sconvolto tutto l'ordine dell'Universo che si è ribellato. «O magnum terrae motum!». Un fuggi fuggi con la violenza dell'amore e della serietà divina. 

Il Signore rivolge lo sguardo alla peccatrice, ormai giustificata, e le dice: «Nessuno ti ha condannato?». «Nessuno, Signore». «Nemmeno io ti condanno. Va' in pace, cerca di essere buona, non peccare più». «Remansit ille solus et mulier in medio stans». E' rimasto Lui solo e la donna, nel mezzo. La peccatrice con il Salvatore. L'ammalata con il Medico. La miseria con la Misericordia.

Quando uno cade, dobbiamo soffrire molto. Dobbiamo soffrire molto per redimere, aiutare a rialzarsi colui o colei che sono caduti. Perchè non c'è redenzione senza spargimento di sangue, nè per Lui, né per noi. Vuoi il martirio bianco? Vuoi il martirio rosso? Vuoi il martirio secco? Il martirio bianco delle lacrime. Il martirio rosso del sudore del cuore, del sangue che cola dal cuore. Il martirio secco: l'agonia dell'anima, come quella di Gesù, triste fino alla morte.