Don Luigi Bosio
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Omelia del 10.01.1988

 

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Celebrazione Eucaristica della I Domenica dopo l'Epifania - Battesimo del Signore (10.1.1988)

«Adorate il Signore nello splendore santo». Questa Celebrazione Liturgica Eucaristica è uno splendore di paradiso. L'ordine del Profeta l'abbiamo udito nel Salmo: «Adorate Dominum in splendore sancto». Adorate il Signore nello splendore santo. Così questa celebrazione deve essere un qualcosa di celestiale, di divino, splendore santo che ci avvolge di luce, di grazia, di amore, perché i cieli sono aperti. Più vero splendore di questo! «Caeli aperti sunt». Lo dice la Liturgia solennemente: i cieli sono aperti. Discende una candidissima colomba dal cielo, si posa sul capo di Gesù, immerso misteriosamente nelle acque del Giordano per essere battezzato. Non so perché... per noi certamente. E una voce che tuona dal cielo, sì, che tuona dal cielo: «Questi è mio Figlio prediletto in cui trovo tutta la mia gioia». La voce del Padre.

Splendore santo. Un concerto magnifico. Se vi piace, invece di concerto diciamo: un concento. Un grande concerto. O, se piace, una stupenda Sinfonia con i suoi quattro tempi. La Liturgia non ha tempo: ha inizio nell'eternità e si consuma nell'eternità. Ma quattro tempi di questa Sinfonia. Si aprono i cieli: primo tempo, un Largo maestoso. Lo sentite? Discende la colomba con volo placido, graziosissimo. Conoscete chi è (non che cosa è) questa colomba. Conoscete chi è. E' come l'incarnazione dello Spirito Santo che si rende visibile per mezzo di una candidissima colomba, il simbolo dell'amore. E tuona il cielo: Concerto Grosso. Poi c'è un assolo, un assolo che fa sentire la sua voce. Per questo ho detto: più che concerto è un concento. La voce del Padre, un assolo che dice e proclama, anche in questo momento: «Lui è il mio Figlio prediletto, è tutta la mia gioia». Se piace, sia il concerto,sia il concento, sia la Sinfonia, raccogliamo tutto in una bella Antifona del canto angelico, il canto della Chiesa, il gregoriano. Quel canto di cui il Santo Padre l'ultimo dell'anno, alle migliaia di fanciulli cantori di tutto il mondo, ha detto: «Cantate e incominciate dall'insostituibile canto gregoriano, l'incomparabile canto gregoriano». Non può patire paragoni di bellezza, il canto gregoriano. Concerto, concento magnifico: una melodia purissima. E la Chiesa, che siamo noi, è rapita in estasi. E quando canterò il Prefazio, tra poco, sentirete esclamare da lei (e siete voi): «Miris mysteriis signasti lavacrum Christi in Iordane». «Miris mysteriis», con meravigliosi misteri hai voluto darci un segno di quello che si è compiuto nel lavacro battesimale di Gesù nel Giordano. «Miris mysteriis».

Il profeta Isaia ci avverte come si deve ascoltare ed eseguire questo concerto celestiale, quando il Profeta ha detto oggi: «Vox eius non auditur foris». «Vox eius», la sua voce, «non auditur foris», non si sente con queste orecchie, «non auditur foris». Il concerto si ripercuote ineffabilmente nel tempio e nel sacrario del nostro cuore. Poi la pietà della Chiesa che domanda, nella sua preghiera, e dice: «Ut mereamur intus (intus: dentro) reformari», di rinnovarci dentro di noi ti supplichiamo, o Signore.

Il Battesimo nel Giordano... Non so perché. Essere battezzato Lui? Ma come è possibile? E' un assurdo! Perché, allora? Ha voluto essere battezzato per noi e battezzare tutti noi e purificare e santificare tutti noi. Il Giordano autentico è Lui, Giordano di carne. Quando nell'Epifania la Chiesa cantava (oh, che pena, che sofferenza! Cantava, non lo canta più): «Maria et flumina, benedicite Dominum et fontes date gloriam Deo». Mari e fiumi, benedite il Signore e fonti tutte date gloria a Lui. Sì, sei Tu la fonte, Giordano di carne, che canta nel folto della selva canti virginei di eterno amore.