Don Luigi Bosio
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Omelia del 17.01.1988

 

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Celebrazione Liturgica della II Domenica del Tempo Ordinario (17.1.1988)

«Maestro, dove stai?». «Venite e vedrete». Che chiedono a Gesù «Dove stai?» sono due discepoli di Giovanni il Battista: Andrea e Pietro. E chiedono dopo l'indicazione di Giovanni che, alzando il dito, dice ai discepoli: «Lo conoscete? Ecco l'Agnello di Dio!». Cosa avranno pensato Andrea e Pietro? «Ecco l'Agnello di Dio!». Vanno vicino a Gesù e gli domandano: «Dove stai?». «Venite e vedrete». Quando saranno arrivati, non so dove... Un appartamentino molto semplice, tanto per stare al coperto, come si dice, forse Gesù aspettava o da Andrea o da Pietro che gli chiedessero: «Come fai a stare su questa terra, Tu? Ma sei Tu che contieni l'Universo o è l'Universo che contiene Te? Sei Tu che contieni l'Universo! Come puoi stare qui? E come puoi stare in te stesso, grande come sei, immenso come sei, infinito come sei? Dove stai? Come puoi stare, per così dire, in te stesso, Gesù Benedetto?».

Non è un libro da leggere, il Vangelo, ma una vita da vivere. Non è una storia da raccontare, non è una biografia e tanto meno un'autobiografia. Sì, gli autori ci sono, ma uno solo è l'Autore: Lui, la Divina Sapienza, che ha scritto quello che è stato scritto di Lui. Ci avesse lasciato almeno una pagina, per sapere anche noi che era capace di scrivere, Gesù. Nemmeno una parola, nemmeno la sua firma... Una volta ha scritto e ha scritto per terra, sulla sabbia, per pronunciare poi quelle parole: «Chi di voi è senza peccato scagli la prima pietra», in difesa di quella donna pentita. Quelle parole, al primo soffio, alla prima brezza sono state spazzate via. Dobbiamo ricomporre e ricondurre tutto quello che ci è stato detto di Gesù nella semplicità della vita. Alle divitiae cordis, alle ricchezze del cuore, divitiae cordis o deliciae cordis, le delizie del cuore, ricondurre tutto e ricomporre ad essere liberi e ad essere felici, anche quando fossimo in catene, o quando gli occhi fossero gonfi di lacrime. Il Vangelo non è un libro da leggere, ma una vita da vivere.

«Venite e vedrete». Che cosa? O meglio: non saranno stati tanto curiosi, per così dire, Andrea e Pietro, nell'osservare quello che ci fosse in quell'appartamentino molto modesto e molto ordinato? Piuttosto, riflessivi e meditabondi, avranno anche domandato: «Chi sei?» (non: «Dove stai?»). «Chi sei?». Cosa ha risposto Gesù? Può avere risposto: «Andate, ritornate da Giovanni, il mio grande Giovanni! Andate e riferite. Non state lì a dire quanti miracoli sono stati fatti (ciechi che vedono... sordi che odono). No. Andate a dire a Giovanni: beato chi non inciamperà in questo sassolino così piccolo, nella mia povertà, nella mia croce e nella mia Eucaristia».

Divina Eucaristia! E' stato detto che l'Eucaristia disorienta. E' vero: disorienta. Stiamo vigilanti, perché l'orientamento sia chiaro, chiarissimo.
Divina Eucaristia! Disorienta, tocca i limiti della follia, per così dire. Sì e li supera: la follia dell'Amore Divino. Nel canto di sigillo di questa Celebrazione Eucaristica è detto di lei, della Santissima Eucaristia: «Unus panis, unum cor». Siamo un solo pane, vivo. Un solo cuore: il suo. Un solo corpo. Un solo sangue. E siamo la fiamma di una sola beatificazione.