Don Luigi Bosio
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Omelia del 15.01.1989

 

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Celebrazione Eucaristica della II Domenica del Tempo Ordinario (15.1.1989)

«Tutta la terra ti adori». Nella pietà della Chiesa, nella virtù divina della Liturgia siamo tutti in ginocchio, in adorazione, per ubbidire con gioia all'invito che tutta la terra ti adori. Tutto l'Universo è in adorazione. E l'invito della Chiesa, della Liturgia, è sempre il primo cenno di accoglienza dei favori divini nella notte e nella giornata seguente e tutta la vita.

A Natale: «Christus natus est nobis. Venite, adoremus!». E' l'Invitatorio, l'invito alla preghiera, nella notte preferibilmente, e durante il giorno. Cristo Signore è nato per noi. Venite, adoriamo! All'Epifania: «Christus apparuit nobis. Venite, adoremus!». Cristo Signore è apparso a noi. Venite, adoriamo! Nella Liturgia della Passione, nel Venerdì della Passione, nell'antica, antichissima Liturgia, ad un certo momento il Celebrante o il Diacono dicevano - o cantavano: «Flectamus genua», mettiamoci in ginocchio. «Flectamus genua». Un momento di silenzio e poi il Celebrante o il Diacono diceva: «Levate», alzatevi.

Il tempio e l'inginocchiatoio per questa adorazione è tutto l'Universo. «Omnis terra adoret Te». Tutta la terra ti adori. L'inginocchiatoio può essere l'Altare. L'inginocchiatoio per piegarsi e prostrarsi fino a terra può essere la Divina Eucaristia. L'inginocchiatoio è la purezza e la libertà del cuore e l'umiltà della nostra fede. Che tutta la terra ti adori!

In ginocchio ascoltiamo la profezia di Isaia. «Per amore di Sion non tacerò. Per amore di Gerusalemme non tacerò, nè mi darò pace». Sion, Gerusalemme è qui; ma è tutta l'umanità, è tutto l'Universo. Dice e canta il Profeta: «Tutte le genti vedranno, tutti i popoli verranno, anche i re della terra. E Tu riceverai gloria sul tuo capo e un diadema di bellezza sulla tua fronte. Sentirai che non ti ho lasciata più sola». «Vedranno», diceva il Profeta. Noi adesso diciamo: «Abbiamo veduto». Noi ora diciamo: vediamo, vediamo la gloria che risplende sul nostro capo e il diadema che sfolgoreggia sulla nostra fronte.

Vedi? Non sei più abbandonata, desolata, lasciata sola. Sono venuto in cerca di te e tanto ti ho amata e ti amo che ho trovato in te tutta la mia gioia. E tu sarai la mia sposa. E tu sarai la mia sposa, sposa vergine. Nella verginità della fede, se la purezza è stata offerta in olocausto nel mistero del matrimonio, rimane la verginità del cuore, la verginità della fede, per essere sposa di uno Sposo Vergine. E' il tuo Creatore che ti sposa! E il Profeta ancora lo dice: «Tu sei la sua gioia, la gioia di Dio». Sposa, dunque, perché vergine; e perché vergine, sei madre. Ecco il tuo posto alle nozze di Cana, vicino a Maria, o Maria stessa, o Gesù stesso.

Ma, Profeta santo, dobbiamo credere a queste tue parole? Dobbiamo credere, quando la Madre, la Chiesa ti risponde nella sua sapienza: «Potes iam capere Verbum, non sonum, sed Deum?». Puoi tu capire il Verbo, non il suono di una voce, ma Dio? La parola che tu ascolti non è una parola, non è il suono di una voce: è il Verbo, è il tuo Dio, Benedetto nei secoli. Che tutta la terra ti adori, o Signore!