Don Luigi Bosio
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Omelia del 03.02.1991

 

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Celebrazione Liturgica della IV Domenica del Tempo Ordinario (3.2.1991)

Dalla Lettera agli Ebrei dell'apostolo Paolo: «Fratelli, voi non vi siete accostati ad un luogo tangibile, né a un fuoco ardente, né a oscurità, tenebra o tempesta, né a suono, a squillo di tromba, né a rumore di parole; e quelli che ascoltavano scongiuravano che Dio non rivolgesse più a loro la parola». Lo spettacolo in verità era terribile, terrificante, tanto che Mosè disse: «Tremo. Ho paura». «Voi vi siete accostati al monte di Sion, alla città del Dio vivente, alla celeste Gerusalemme, a miriadi di Angeli, alla festosa adunanza e all'assemblea dei primogeniti iscritti nei cieli e al Mediatore della Nuova Alleanza, Gesù e al sangue della sua Passione, più eloquente del sangue di Abele».

La Liturgia di Paolo, la Liturgia autentica, nuova e antica, per gli Ebrei, per la Chiesa. L'Apostolo e la sua Liturgia teologica, teologia chiarissima, o la sua - meglio - teologia liturgica: non tanto una teologia intellettuale, ma la Liturgia. E la Liturgia è la teologia del cuore.

Il monte Sion, la città del Dio vivente, la celeste Gerusalemme: miriadi di Angeli all'assemblea festosa dei primogeniti iscritti nei cieli, al Mediatore della Nuova Alleanza e al sangue della sua Passione, più eloquente del sangue di Abele. Questa Liturgia, come prega oggi la Chiesa, chiede e ci consegna come dono la fede. «Vera fides proficiat». Così canta la Preghiera Eucaristica. «Ut vera fides proficiat». La Liturgia consegna questo dono, questo tesoro della fede e lo affida ai gemiti dello Spirito Santo effuso nel nostro cuore.

Fides, fede. Vera fides, la vera fede. La vera fede è la salvezza della ragione. La vera fede è la pazienza della ragione. La fede dice alla ragione, ai miei pensieri, al mio ragionare, al mio discutere: «Abbi pazienza!». La fede è la pazienza della ragione. La fede è l'onore, è l'aureola della ragione. La fede è la ragione all'infinito. La fede non è un problema da risolvere. Problema... Una parola che non uso mai! Problema... Problemi... La fede non è un problema da risolvere, ma una grazia da accogliere e custodire, nella purezza del cuore, con la semplicità di bambini e l'innocenza dei lattanti. C'è un abisso fra la virtù della fede e la convinzione dogmatica. Un abisso! La fede è fede. E' fede e rivelazione.

L'Apostolo conclude questo documento liturgico perfetto - avete udito - con le parole: «Videte ne ricusetis loquentem». Fate attenzione a non rifiutare Colui che parla. E parla col sangue della sua Passione, sangue che ha versato per noi, sangue più eloquente, che grida più del sangue di Abele. Io ritocco con trepidazione la parola dell'Apostolo. Egli dice: «Videte ne ricusetis loquentem». «Videte ne ricusetis Silentem». Silentem. Fate attenzione a non rifiutare Colui che tace. Non il taciturno. Non il taciturno - Gesù Eucaristico - non il silenzioso: il Silenzio. Il Silenzio!

Quale amore! Amore infinito, ineffabile, inesprimibile. Un silenzio pari al suo amore. Un amore pari al suo silenzio. Dove c'è un grande amore, c'è grande silenzio. Dove c'è un amore infinito, c'è un silenzio infinito.