Don Luigi Bosio
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Omelia del 04.02.1990

 

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Celebrazione Eucaristica della V Domenica del Tempo Ordinario (4.2.1990)

Dalla prima lettera di S. Paolo apostolo ai Corinzi: «Quando venni tra voi, non mi presentai ad annunciarvi la testimonianza di Dio con sublimità di parole e di sapienza. Io ritenni soltanto di non sapere altro, in mezzo a voi, se non Gesù Cristo e questi crocifisso. Io venni in mezzo a voi in debolezza, con molto timore e trepidazione, perché la mia parola e il mio messaggio non si basassero sopra discorsi persuasivi di sapienza, ma nella manifestazione dello Spirito e nella potenza di Dio, perché la vostra fede fosse fondata non sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio».

Stiamo vicini all'Apostolo, nel suo fremito e nel suo sudore. Raccogliamo queste gocce di sudore freddo o di sangue che gli colano, gli imperlano, gli illuminano il volto. L'Apostolo propone un trattato di eloquenza. In seminario, in Teologia, c'era un'ora alla settimana dedicata al modo di predicare, quando un domani fossimo sacerdoti. Qui c'è il trattato divino dell'eloquenza, una summa! Summa eloquentiae, la sommità dell'eloquenza. O meglio, al modo medioevale, una summa eloquentia. Questa è la somma eloquenza per ogni ministro della Parola, per ogni servo e dispensatore del Verbo. Vox sine Verbo quid valet? Vox sine Verbo quid valet? La mia voce, se non è la voce del Verbo, che cosa vale? Vox sine Verbo quid valet?

Sono venuto a voi e sono qui tra voi con la testimonianza di Dio, non con la spiegazione - come dice l'Apostolo - come per rendervi ragione, quasi ragione umana. Con parola di sapienza umana dimostrarvi... dimostrarvi... ma che cosa? Restringere l'Essere, l'Infinito, l'Eterno nella parola umana? Sono venuto a voi nella manifestazione dello Spirito, lo Spirito Santo. Lui, ignominia e disprezzo. Lui, potenza e sapienza di Dio.

L'Apostolo: «Fratelli, quando venni in mezzo a voi non mi presentai - e non mi presento - per annunciarvi la dimostrazione di Dio con sublimità di parola e di sapienza. In mezzo a voi io ritenni di sapere solo - solo! - Gesù Cristo e questi crocifisso. Io venni - e vengo - qui a voi in debolezza (mi toglie veramente tutte le forze il Verbo di Dio!) con ogni tremore e trepidazione, perché la mia parola e il mio messaggio non si basarono sulla sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e sulla potenza di Dio».

Siamo qui vicini alla sua mensa. La preghiera l'ho già cantata (non so se è stato un errore felice: ho cantato l'oblazione, invece dell'orazione della prima preghiera). C'è qui pane e vino, un po' di pane e un po' di vino. Pane vivo, vino vivo. E' Lui! E' Lui. Queste creature - dice la preghiera, e l'ho cantato - siano per noi subsidium fragilitatis et sacramentum aeternitatis. Queste creature - un po' di pane, un po' di vino - sono il sostegno della nostra fragilità e della nostra salute. Sono soprattutto sacramentum aeternitatis, pegno, prezzo della nostra eternità.

Nel momento della Comunione Eucaristica ci sono due beatitudini che piangono, due beati che piangono. «Perché piangete?». Beati coloro che piangono, beati coloro che hanno fame e sete. «Perché piangete?». «Perché abbiamo fame e sete». «E non vi siete saziati qui alla mia mensa?». «Sì, ma abbiamo ancora tanta fame e tanta sete di Te!».