Don Luigi Bosio
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Omelia del 10.02.1991

 

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Celebrazione Eucaristica della V Domenica del Tempo Ordinario (10.2.1991)

«La tua famiglia trova pace, sicurezza e riposo soltanto nella speranza della tua grazia, o Signore». «Familia tua in sola spe gratiae caelestis innititur». «Familia tua, familia tua»... La famiglia di Dio. Un solo Padre, un solo Figlio e una moltitudine di fratelli di questo Figlio, un solo amore. «In unum, in uno, unum et unus famila tua». Che bella famiglia!

Ascoltiamo l'Apostolo, nelle sue Lettere ai Corinzi: «Io, fratelli, quando sono venuto in mezzo a voi, non mi presentai ad annunziarvi la testimonianza di Dio con sublimità di parola o di sapienza. Non ritenni, infatti, di sapere altro in mezzo a voi, se non Gesù Cristo, e questi crocifisso. Io venni in mezzo a voi in debolezza, con molto timore e trepidazione, e la mia parola e il mio messaggio non si basarono su parole di umana sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e sulla potenza di Dio, perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio».

La Scrittura Santa si può spiegare solo con la Scrittura Santa. Allora ascoltiamo l'apostolo Giovanni, quando dice, riportando le parole del Signore: «Si manseritis in verbo meo, cognoscetis veritatem et veritas liberabit vos». Se rimarrete nella mia parola, conoscerete la verità e la verità vi farà liberi. «Si manseritis in verbo meo»... Non dico, è più chiaro Gesù, quando dice: «Manete in me», sono io questo Verbo. «Manete in me, Verbo eterno». Se rimanete in me, conoscerete la verità e la verità vi renderà liberi. «Si manseritis»... Se non rimanete in me, senza di me cadete «et ruina erit magna», e sarà una grande rovina. Come possiamo e dobbiamo rimanere in Te? «Indigentia nostra». E Tu come puoi rimanere in noi? «Misericordia tua». Noi abbiamo bisogno estremo, «indigentia nostra», di rimanere in Te e Tu rimani in noi con la tua misericordia.

E qui c'è un tocco stupendo di sant'Agostino: «Io sì, posso cadere senza di Lui, ma Lui non può cadere». «Ille novit manere in se, quia numquam deserit se». Lui non può cadere, anche rimanendo senza di me, perché Egli non abbandona mai se stesso, vero uomo e vero Dio. Non abbandona mai se stesso, non può abbandonare se stesso.

Sono venuto e sono qui in debolezza, infirmitate, con grande timore e trepidazione. La voce è mia, ma la parola è sua. Il Verbo è Lui. Io infirmus, in debolezza, «timens ac tremens», con grande timore e tremore. «Ille Verbum in principio aeternum». Egli è il Verbo fin da principio. Il Padre - canta un Salmo - il Padre «semel locutus est». Il Padre ha detto una sola Parola: il suo Verbo, uno, unico. E con Lui ci ha detto e ci ha dato tutto.

Quel buon e umile fraticello francescano scriveva nel suo diario spirituale: «Diffida del piacere di insegnare, diffida». Un padre non è mai un maestro. Sarà vero maestro se è padre. Un padre non è un maestro; e sarà tanto padre e più padre se non solo è padre, ma anche madre».