Don Luigi Bosio
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Omelia del 22.02.1987

 

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Celebrazione Eucaristica della VII Domenica del Tempo Ordinario (22.2.1987)

Mi aggrappo con tutta la forza della mia debolezza alle parole dell'Apostolo: «La sapienza di questo mondo è stoltezza davanti a Dio. Se vuoi essere sapiente, sii stolto». Dove hai udito queste parole, Paolo carissimo? Dalla bocca dell'Altissimo. E noi, quando tu le hai scritte, le hai pronunciate, le hai proclamate, le parole di Dio, eravamo già tuoi uditori. Oggi la tua Lettera è giunta a destinazione: precisa, liturgica, nell'ordine sacramentale di questa Celebrazione Eucaristica. Il tempo, lo spazio sono assorbiti e divorati dall'Eterno e dall'Infinito. «Credo praesentem». Credo che tu sei qui, presente.

«La sapienza di questo mondo è stoltezza davanti a Dio». Paolo carissimo, oseresti scrivere oggi queste parole? Ti comprometteresti, con tutta la scienza che c'è nel mondo? Tutto è calcolato. Tutto è spiegato. Tutto deve essere capito. Ti comprometteresti? L'Apostolo ci spiega la divina parola. E vuol dire a noi che c'è una sapienza che è stoltezza e una stoltezza che è sapienza.

Quando il Signore interroga gli apostoli e dice: «Dalla gente che cosa sentite dire di me?», Pietro subito: «Tu sei il Cristo!». «Pietro, te lo ha rivelato il Padre!». Poi il Signore, con una mestizia ineffabile, introduce il discorso sul mistero della passione e della morte di croce. Mai più sarà così! Pietro, non parli secondo Dio. Sei uno stolto. E' il mentitore, il bugiardo che parla in te. «Vade retro, Satana!».

Quando Gesù accompagna i discepoli a Emmaus e ricorda come doveva soffrire e morire, per ricolmarci della sua vita, poi dice ai discepoli (a quello "sperabamus", speravamo che fosse il re, il messia di tutto il mondo): «Stulti et tardi corde!». Siete degli stolti e dei duri di cuore. C'è una stoltezza che è sapienza davanti a Dio. «Mihi absit gloriari» - dice l'Apostolo - «Mihi absit gloriari, nisi in cruce Domini nostri Iesu Christi». Per me, il gloriarmi solo della stoltezza della croce di Cristo. Come comprendere questa stoltezza della croce? Ho un pensiero molto bello di S. Agostino, quando dice: «Altus est Deus: tu humilias te, et descendit ad te». «Altus est Deus». E' alto il tuo Dio: umilia te ed egli discende in te.

E' necessario - chi l'ha scritto ha detto una cosa molto bella - è necessario discendere e far riposare l'intelletto nel cuore, far riposare l'intelletto nel cuore, in questo abisso aperto... aperto alla follia dell'Amore Divino, all'Infinito di Dio. Qui, in questa profondità, nell'umiltà e nell'adorazione, la scienza diventa fede e profezia e sacerdozio santo.

«Absit mihi gloriari, nisi in cruce Domini nostri Iesu Christi». Absit, lontano da me! Ab sit, sit ab, lontano da me, se non il gloriarmi della croce di Cristo. E nascondermi o perdermi. Perdere tutto e perdere me stesso nelle profondità del Silenzio Eucaristico.